Il caso di corruzione, «promessi dai Testa 400 voti in cambio di posti di lavoro»

IL RISVOLTO BERGAMASCO. I due gemelli accusati di corruzione elettorale. Disposto l’obbligo di dimora, Forza Italia li ha sospesi. Sorte: «Fiduciosi che dimostreranno la loro estraneità».

Tocca anche la Bergamasca l’inchiesta della Procura di Genova che ha portato agli arresti domiciliari con l’accusa di corruzione il governatore ligure Giovanni Toti. Il 7 maggio la Guardia di finanza ha bussato alle abitazioni di Boltiere di Arturo Angelo Testa e del fratello gemello Maurizio Italo Testa, 64 anni, siciliani da tempo residenti nella Bergamasca, per notificare ai due esponenti di Forza Italia – partito che in giornata li ha poi sospesi – l’avviso di garanzia perché indagati per corruzione elettorale in concorso con il presidente Toti e aggravato, «in quanto commesso al fine di agevolare l’attività dell’associazione mafiosa Cosa nostra, segnatamente il clan Cammarata del mandamento di Riesi, con proiezione a Genova», si legge nell’ordinanza firmata dal gip ligure che ha disposto per i due fratelli l’obbligo di dimora nel comune di Boltiere.

Notificato l’avviso di garanzia perché indagati per corruzione elettorale in concorso con il presidente Toti e aggravato, «in quanto commesso al fine di agevolare l’attività dell’associazione mafiosa Cosa nostra, segnatamente il clan Cammarata del mandamento di Riesi, con proiezione a Genova»

Il collegamento con Matteo Cozzani

La posizione dei fratelli Testa nell’inchiesta è direttamente collegata a quella di Matteo Cozzani, coordinatore regionale in Liguria della campagna elettorale per la lista «Cambiamo con Toti Presidente» alle elezioni del 20 e 21 settembre 2020: i due Testa e Cozzini sono accusati di aver allora promesso posti di lavoro e il cambio di un alloggio di edilizia popolare per convogliare i voti degli elettori appartenenti alla comunità riesina di Genova, calcolati in almeno 400 preferenze, verso la lista di Toti e in particolare verso il candidato Stefano Anzalone, ora indagato. Quest’ultimo in cambio avrebbe offerto ai fratelli di Boltiere le spese di vitto e soggiorno a Genova tra il 10 e il 19 settembre del 2020. Fin qui le contestazioni.

I due Testa e Cozzini sono accusati di aver allora promesso posti di lavoro e il cambio di un alloggio di edilizia popolare per convogliare i voti degli elettori appartenenti alla comunità riesina di Genova, calcolati in almeno 400 preferenze, verso la lista di Toti e in particolare verso il candidato Stefano Anzalone, ora indagato. Quest’ultimo in cambio avrebbe offerto ai fratelli di Boltiere le spese di vitto e soggiorno a Genova tra il 10 e il 19 settembre del 2020

A Boltiere

Martedì 7 maggio l’indagine ha causato un inevitabile terremoto a Boltiere, dove i fratelli Testa sono molti conosciuti, e all’interno di Forza Italia, dove i due sono vicini all’attuale coordinatore regionale, il deputato bergamasco Alessandro Sorte, seguito anche durante la parentesi in «Cambiamo» proprio di Toti. Maurizio Testa è candidato consigliere alle prossime Comunali a Boltiere, in lista con l’attuale sindaco Osvaldo Palazzini, che dieci anni fa aveva invece sfidato. Ex dipendente e sindacalista Cisl alla «Marcegaglia» di Boltiere, Maurizio ha un trentennale curriculum politico: consigliere comunale a Boltiere ininterrottamente dal 1995, fino al 2004 è stato anche assessore ai Servizi sociali e tempo libero, poi consigliere provinciale per An dal 2004 al 2009, vice sindaco a Boltiere dal ’09 all’11 (quando dovette dimettersi dalla Giunta e venne sospeso dalla Cisl alla «Marcegaglia» perché saltò fuori su Facebook una foto in cui lui e il fratello facevano il saluto romano alla cripta di Mussolini a Predappio), membro di Cda di società sportive locali e, dallo scorso anno, delegato del collegio Dalmine e Bassa bergamasca di Forza Italia.

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«Sono basito da queste accuse, che mi sorprendono – commenta il sindaco Palazzini –: di fronte a questi fatti dovremo chiaramente rivedere la lista già pronta ma non ancora depositata. Certo, sarebbe stato peggio saperlo settimana prossima, con le liste già formalizzate. Siamo comunque garantisti fino a quando ci sarà un’eventuale sentenza di condanna. Decidendo di ricandidarmi, io e il mio “zoccolo duro” siamo stati avvicinati da Maurizio, che ha voluto appoggiarci per evitare di andare ancora divisi come centrodestra, come dieci anni fa, quando infatti poi perdemmo entrambi».

Il fratello Arturo, imprenditore edile, lavora invece al Consiglio regionale della Lombardia come collaboratore del gruppo di Forza Italia, al servizio del presidente della commissione Territorio, il bergamasco Jonathan Lobati.

In precedenza Arturo aveva fatto parte della segreteria dell’allora assessore regionale a Trasporti e infrastrutture Sorte, che nell’agosto del 2019, lasciata temporaneamente Forza Italia (sarebbe poi rientrato nel novembre del 2021), fu tra i fedelissimi di Toti che fondarono «Cambiamo». Ora dalle carte dell’inchiesta genovese emerge che giusto un anno dopo i due fratelli Testa avrebbero comprato voti proprio per la nuova creatura politica di Toti.

Il commento di Alessandro Sorte

Dal canto suo il deputato e coordinatore lombardo azzurro Alessandro Sorte spiega di avere «fiducia nella magistratura» e aggiunge che «Forza Italia è un partito garantista e siamo fiduciosi che i fratelli Testa possano dimostrare la loro estraneità. Sono persone che hanno 50 anni di attività politica alle spalle e che tutti conoscono in provincia di Bergamo e in Lombardia». Forza Italia, che in una nota si è detta «totalmente estranea ai fatti», ha provveduto a sospendere i due esponenti bergamaschi. Impossibile, invece, avere una replica dei due fratelli o dei loro legali.

L’ex colonia è oggetto di un intervento di restauro per la costruzione di un resort di lusso da parte della società immobiliare «Punta dell’Olmo» dei fratelli Aldo e Roberto Spinelli, a loro volta indagati nell’inchiesta ligure per corruzione nei confronti di Toti

Nell’inchiesta anche l’ex Colonia Bergamasca di Celle Ligure

Ma nell’inchiesta ligure c’è anche un altro risvolto in qualche maniera bergamasco, anche se solo nel nome: quello dell’ex Colonia Bergamasca di Celle Ligure, struttura da tempo chiusa e così conosciuta perché meta delle vacanze di migliaia di bambini bergamaschi da fine Ottocento agli Anni Novanta del Novecento. L’ex colonia è oggetto di un intervento di restauro per la costruzione di un resort di lusso da parte della società immobiliare «Punta dell’Olmo» dei fratelli Aldo e Roberto Spinelli, a loro volta indagati nell’inchiesta ligure per corruzione nei confronti di Toti: avrebbero pagato 4.100 euro a una cena elettorale del 10 marzo 2023 a fronte dell’impegno a «trovare una soluzione» per trasformare la spiaggia antistante l’ex colonia da «libera» a «privata» e per agevolare l’ter della relativa pratica edilizia pendente negli uffici regionali.

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