ANTOON VAN DYCK

ANTOON VAN DYCK

La grande pittura europea ospite all’Accademia Carrara.

 

Antoon van Dyck, uno dei grandi maestri dell’arte seicentesca, arriva a Bergamo grazie a un prestito straordinario.

Il grande dipinto Compianto su Cristo morto, databile tra il 1628 e 1632, inaugura una serie dedicata ai protagonisti della pittura europea, un percorso che Accademia Carrara vuole intraprendere per favorire il confronto tra maestri italiani e internazionali.

La cultura italiana, essendosi meravigliosamente sviluppata con secolare continuità e capillare diffusione, ha spesso corso il rischio di fare riferimento solo a se stessa. Ma il fascino delle innumerevoli proposte capaci di nutrire interessantissimi percorsi di ricerca e la conoscenza del rimarchevole contributo dei maestri europei, dispone a un confronto interessante e necessario. Aprire con Van Dyck, artista dotatissimo che contese la scena a Rubens e frequentò lungamente l’Italia, provando un’attrazione fatale per i suoi maestri - su tutti per Tiziano - diviene un’introduzione quanto mai efficace ai vertici della pittura europea (Maria Cristina Rodeschini direttore Accademia Carrara).

Il quadro ha un’antica provenienza: appartenuto alla famiglia dei duchi Airoldi di Cruillas di Palermo, è poi riapparso a Roma fortunosamente in seguito alla seconda guerra mondiale e di recente è giunto nella collezione privata che lo concede in prestito. Si tratta di un’opera a lungo cercata, come prototipo originale e di eccezionale qualità, dal quale derivano una serie di varianti e repliche, sia autografe sia di bottega, tra le quali una di notevole interesse donata ad Accademia Carrara nel 1924 in seguito al lascito di Carlo Ceresa.

In questo dipinto si legge un linguaggio figurativo di altissimo livello che si è evoluto a contatto con le molte esperienze del viaggio in Italia di Van Dyck, compiuto tra il 1621 e 1627, e che mostra riferimenti in cui si fondono echi di Tiziano e contatti con la grande pittura bolognese coeva, dei Carracci e di Guido Reni.

Il dipinto qui esposto rappresenta il fondamentale snodo per l’idea del rovesciamento in primo piano della scultorea figura di Cristo che si distende per tutta la lunghezza dell’insolito formato orizzontale della tela. Attorno la cerchia delle figure  piangenti crea un emiciclo dove la Maddalena, Maria, un cherubino e gli altri due angeli convergono in una dolorosa attrazione, quasi protettiva verso il corpo martirizzato. La pittura sublime, velocissima e vorticosa - a tratti finitissima e a tratti quasi abbozzata - esalta il turbine disperato dei sentimenti (Giovanni Valagussa conservatore Accademia Carrara).