Stadi sempre più vuoti, ma non in Europa L’Atalanta però cresce: più 6,3% di tifosi
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L’Atalanta
siamo tutti

di Roberto Belingheri
L’Atalanta siamo tutti

Quella sera di agosto pare lontana secoli, non mesi. Faceva caldo, ma gli spalti del vecchio Comunale sembravano gelati dai gol che la Lazio faceva fioccare nella porta dell’Atalanta, uno dopo l’altro. Coltello caldo nel burro. Alzi la mano chi, giunto allo stadio incuriosito dal progetto della nuova Atalanta che stava nascendo, in quell’intervallo non sia stato colto dai pensieri più foschi: avanti così, finiremo malissimo. E sembravano arrivare da dietro la Maresana i fantasmi dei vari tentativi che negli anni l’Atalanta aveva fatto per differenziarsi da se stessa. L’anno di Guidolin, in primis. Ma non solo quello.

Sistema di voto
centrodestra al bivio

di Roberto Chiarini
Sistema di voto centrodestra al bivio

Dopo l’infilata di rovesci che hanno fatto rischiare alla destra il naufragio, sembra che il vento sia tornato a spirare nelle sue vele. Con gli scandali di Belsito e del Trota, la Lega di Bossi s’era ridotta ai minimi termini. Con la rovinosa perdita di Palazzo Chigi, Berlusconi era parso a fine corsa e Forza Italia con lui. Il peggio è stato invece evitato. La cura Salvini s’è rivelata un formidabile ricostituente per la Lega. L’ex Cavaliere s’è piegato ma non spezzato. Non appena la stella di Renzi s’è un po’ offuscata, ha fatto capire di avere in mano ancora delle carte da giocare.

Fra qualche anno capiremo
questa grande bellezza

di Andrea Benigni
Fra qualche anno capiremo questa grande bellezza

Non s’è ancora spenta l’eco della festa per l’ingresso diretto alla fase a gironi dell’Europa League. E difficilmente si spegnerà. Noi bergamaschi siamo brace, lo dice anche un noto proverbio dialettale. Restiamo accesi sotto la cenere, figuriamoci davanti all’esplosione di vita e di gioventù di questa Atalanta dei record e delle meraviglie (per i risultati e per la qualità del gioco espresso). Il campionato che si è chiuso ieri lascerà il segno a lungo.

Eugenia, ricercatrice a Barcellona
«Mi definisco sempre migrante»

di Daniele Cavalli
Eugenia, ricercatrice a Barcellona «Mi definisco sempre migrante»

Eugenia Resmini Da Brignano si è trasferita in Spagna. Dal 2007 lavora all’ospedale San Pau di Barcellona. «Dagli spagnoli ho imparato come fare squadra». Si definisce «sempre migrante», perché il lavoro di medico, ricercatrice e professoressa nell’ambito dell’endocrinologia l’ha portata lontano da Bergamo, eppure racconta di sentire molto il «bagaglio bergamasco». Eugenia Resmini, di Brignano Gera d’Adda, lavora dal 2007 a Barcellona. Dopo il diploma di maturità al liceo classico Simone Weil di Treviglio si è laureata in medicina alla statale di Milano con pieni voti e lode, ha svolto la specialità in Endocrinologia e Malattie del ricambio all’Università degli studi di Genova e, sempre nel capoluogo ligure, ha ottenuto il dottorato di ricerca.

La strana alleanza
tra Usa e sauditi

di Diego Colombo
La strana alleanza tra Usa e sauditi

L’alleanza tra Stati Uniti e Arabia Saudita è stata rinsaldata dalla visita di Donald Trump a Riad, il primo viaggio all’estero del nuovo presidente americano. Con la Casa Reale saudita egli ha firmato un contratto per la fornitura di armi del valore di 110 miliardi di dollari e ha lanciato un’alleanza «per combattere l’estremismo islamico». Non solo spese belliche. Il giro d’affari bilaterale è stato complessivamente di circa 350 miliardi di dollari. Trump esulta: «Stupenda giornata. Stupendi investimenti. Tanti posti di lavoro!».