«A Boston moltiplico
il tesoro delle fondazioni»

Se dietro a un grande uomo c’è sempre una grande donna, dietro al successo della nostra grande donna ci sono, nell’ordine: un marito (George), tre figli piccoli (Leonardo, 10 anni, Luca di 8 e Livia di 4) ed enormi fogli di Excel in cui annotare ogni tipo di impegno della famiglia, dalle attività sportive ai viaggi di lavoro, passando per le feste di compleanno degli amichetti.

Un intricato puzzle i cui singoli tasselli vengono incastrati in maniera certosina «per far funzionare il nostro ecosistema», spiega Francesca Signorelli, 43 anni, originaria di Romano di Lombardia, da 14 anni “managing director” di Cambridge Associates, leader a livello mondiale nella gestione di patrimoni finanziari.

Francesca – liceo scientifico a Caravaggio, laurea e dottorato alla Bocconi, un master in Business Administration in una delle università più prestigiose della Terra – ha messo radici a Boston, dove hanno sede sia la sua società che l’azienda del marito . «Una città relativamente piccola, molto vivibile, ricca di storia e schiacciata tra l’Oceano e il fiume. Imperdibile la passeggiata che dal North End - vecchio quartiere italiano – arriva fino a Seaport: un lungomare che mi è caro, perché è dove miei bambini hanno imparato ad andare sul monopattino e, poi, in bicicletta».

La sua carriera inizia come borsista e assistente per il Dipartimento di Finanza della Bocconi: tre anni in cui realizza di non essere fatta per la vita accademica, poiché predilige interfacciarsi con un team. Trascorre il triennio successivo in una boutique di investimento specializzata in ristrutturazioni aziendali, arrivando alla conclusione che per fare il salto di qualità deve perfezionarsi; viene ammessa – privilegio che spetta a pochi - alla scuola di Tuck, dell’”Ivy League” di Dartmouth (uno degli otto atenei più rinomati degli Usa e del pianeta, membro della celebre “Lega dell’edera”). «Ulteriore valore aggiunto, la posizione: dispersa nel nulla nello Stato del New Hampshire, circondata da metri cubi di neve e ghiaccio durante i lunghi mesi invernali. Insomma: ero sicura che mi sarei potuta concentrare sullo studio, senza cedere a distrazioni».

L’ostacolo maggiore non è la lingua: Francesca mastica già bene l’inglese, forte di due stage in Regno Unito a creare trust internazionali. Si scontra, invece, con una didattica agli antipodi rispetto a quella cui era abituata. «In America non si impara sui libri: l’esame non consiste nel rispondere a delle domande teoriche, bensì nel risolvere dei casi aziendali. Non esistono soluzioni giuste o sbagliate: sono quelle più strane, fuori dall’ordinario, ad essere premiate».

Archiviato il master, entra a far parte dello staff della Cambridge Associates, dove segue grandi fondazioni, università e privati. «Li aiuto a definire un processo strutturato per prendere decisioni di gestione finanziaria, costruendo un portafogli di investimenti azionari e obbligazionari, ma anche alternativi (gli “hedge funds”) ed illiquidi (“private equity” e “venture capital”), affinché raggiungano gli obiettivi di lungo termine prefissati. Dico sempre che per fare il mio lavoro bisogna essere anche un po’ psicologici: perché dietro a qualsiasi capitale ci sono delle persone, con le proprie esperienze e preferenze, ed è necessario stabilire un rapporto di reciproca fiducia».

Essere più vicini ai bergamaschi che vivono all’estero e raccogliere le loro esperienze in giro per il mondo: è per questo che è nato il progetto «Bergamo senza confini» promosso da «L’Eco di Bergamo» in collaborazione con la Fondazione della comunità bergamasca onlus. Per chi lo desidera è possibile ricevere gratuitamente per sei mesi l’edizione digitale del giornale e raccontare la propria storia. Per aderire scrivete a: [email protected].

© RIPRODUZIONE RISERVATA