Il manager negli Usa e la fiaba valdimagnina

Il manager negli Usa
e la fiaba valdimagnina

Manager lontano da Sant’Omobono ha scritto una storia per i figli nati negli Stati Uniti perché conoscano le trottole di legno prodotte dal nonno. «La fiaba aiuta a ricordare, a rivivere, a esplorare il mondo, a classificare persone, destini, avvenimenti. È il luogo di tutte le ipotesi: ci può dare delle chiavi per entrare nella realtà per strade nuove, può aiutare il bambino a conoscere il mondo» scriveva Gianni Rodari, uno che di favole se ne intendeva. Non c’è da stupirsi, dunque, che una novella riesca persino ad aiutare un bimbo trilingue e con tre passaporti - venuto alla luce in Michigan da padre italiano e madre francese - a ritrovare le sue radici.

È nato con questo intento «Piroetta e la trottola magica» (in vendita su Amazon a 8,31 euro), il libro che Cristian Baretti – 43enne bergamasco di Sant’Omobono Terme, responsabile finanziario Brembo per l’area del Nord America, dove risiede dal 2005 – ha scritto un paio di anni fa, per «mettere un semino della nostra cultura in mio figlio Lorenzo, 7 anni, con la speranza che possa germogliare, nonostante i 7mila chilometri di distanza. Ho usato come mezzo il linguaggio della fiaba – il più congeniale, considerata l’età – per dirgli che non solo è italiano: ma che nelle sue vene c’è la mia amata Val Imagna. Volevo accompagnarlo alla scoperta delle radici sue e della sua sorellina, Anna, di quasi 2 anni. Chissà, forse c’entra il fatto che quando lo porto a scuola, durante il tragitto in macchina, non posso dilungarmi raccontandogli cose del tipo “Quello è il campetto in cui giocavo a calcio con gli amici” o “Lì prendevo lezioni di nuoto”. Mi interrogava spesso sul mio passato: in queste pagine, ho provato a rispondergli».

A ispirare papà Cristian non sono stati soltanto i luoghi dell’anima – dal Santuario della Cornabusa alle grotte limitrofe, o i falò della sagra del Paese – ma anche un episodio legato alla sua infanzia. «Mio padre, Gianni, lavorava per le tornerie Camil: famosa ditta valdimagnina che conobbe la gloria negli anni Settanta. Un giorno ci portò a casa delle trottole in legno, che aveva realizzato a titolo puramente dimostrativo, perché familiarizzassimo con il giocattolo simbolo della sua fanciullezza, nonché uno dei prodotti di punta dell’azienda fino a qualche decade prima».

Va da sé che da quel momento in poi per Cristian quel cono che volteggia vorticosamente divenne molto più di un balocco antico: ad ogni riproporsi dell’ipnotico movimento rivedeva il suo papà – che non c’era più – e faceva un salto a ritroso nel tempo, riassaporando tutta la magia di quel ricordo. Gli ingredienti per eleggerlo a elemento simbolico di una fiaba c’erano davvero tutti.

Una versione in inglese Non restava che plasmare il protagonista. Il suo nome è Piroetta: un bambino italiano - ispirato a Lorenzo - che aiuta il padre nella bottega dove, guarda caso, si realizzano trottole in legno.

Ma l’ armonia viene guastata quando un misterioso spirito della foresta lancia una terribile maledizione: per spezzarla il piccolo - affiancato dal suo fido cagnolino - dovrà superare tre difficili prove che lo porteranno a girare in lungo e in largo la Terra, in un viaggio che lo condurrà persino sulla Luna.

Un racconto impreziosito dalle illustrazioni di una giovane artista valdimagnina, Elena Locatelli, e supportato da tanti altri specialisti incrociati lungo il percorso, tutti accomunati da un trascorso di migranti. «Il giornalista Giuseppe Zois mi ha dato un aiuto prezioso sul fronte della scrittura. In corso d’ opera si sono poi aggiunti alcuni amici americani: un pianista, una scrittrice, una traduttrice e una sceneggiatrice di Hollywood, conosciute nei tre anni in cui ho vissuto a Orange County, Los Angeles. Inevitabile, a quel punto, che pubblicassimo una versione inglese (”Swivel and the magic top”): anche per consentire ai miei figli di condividere la storia con i propri amici».

La lettura a scuola Di certo Baretti Jr è diventato il primo fan di papà. «Ogni volta che gli leggo una nuova favola mi chiede: pure questa l’ hai scritta tu? L’ ha addirittura portata a scuola: le maestre l’ hanno letta ad alta voce a tutta la classe, nel corso di più lezioni. Quando torniamo in vacanza a Sant’ Omobono a casa di mia mamma, la riempie di domande, molte delle quali prendono spunto dal libro. Gli ho fatto notare che su una pagina è riprodotto il monte Resegone esattamente come appare quando apro la finestra della mia ex cameretta. E poi, certo: gli ho mostrato quelle trottole di legno che il nonno produsse per me e che la nonna custodisce ancora gelosamente».

Nostalgia delle montagne Il manager esclude, per ora, un nuovo capitolo delle avventure di Piroetta. «Chissà, magari la scrittura si trasformerà nel mio hobby quando sarò in pensione: inventerò storie per i miei nipotini. Per ora resto fedele al mio lavoro: dodici anni fa - quando mi trasferii negli Stati Uniti - la nostra era una start up per sviluppare il mercato a stelle e strisce. Oggi questo è il nostro primo mercato mondiale di riferimento: quando viaggio con lo zainetto Brembo, capita che la gente mi fermi per farmi domande sull’ azienda e sui nostri prodotti. Proprio per sottolineare che questa incursione nella letteratura per l’ infanzia non era che un gioco, ho firmato il volume con uno pseudonimo: Christian Dalruc. E no, non è francese - la lingua di mia moglie, Caroline, responsabile comunicazione Brembo per l’ area del Nord America - ma bergamasco: “ruc” sta per “Ronco”, la località di Sant’ Omobono in cui sono cresciuto». Nostalgia canaglia, verrebbe da dire. «Certo, aver rinchiuso tutto il mio universo dentro a un libro accorcia le distanze. Ma ci sono due cose che mi mancano enormemente e alla cui assenza è impossibile sopperire: la vista delle montagne - una presenza rassicurante, che sembra proteggerti, di cui non v’ è traccia nella pianeggiante zona metropolitana di Detroit - e i rintocchi delle campane, la colonna sonora della mia giovinezza. Tutto il resto, però, l’ ho messo nero su bianco: e il mio sogno è che chi, come me, è cresciuto in quei luoghi, lo legga e si faccia cullare dai ricordi del passato. Sono certo che chi proviene dalla Val Imagna riconoscerà pezzi del suo vissuto in ciò che ho descritto».

Essere più vicini ai bergamaschi che vivono all’estero e raccogliere le loro esperienze in giro per il mondo: è per questo che è nato il progetto «Bergamo senza confini» promosso da «L’Eco di Bergamo» in collaborazione con la Fondazione della comunità bergamasca onlus. Per chi lo desidera è possibile ricevere gratuitamente per sei mesi l’edizione digitale del giornale e raccontare la propria storia. Per aderire scrivete a: bergamosenzaconfini@ecodibergamo.it.

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