Lunedì 02 aprile 2012

Le migliori scuole d'Italia?
«Sarpi» e «Belotti» nella top ten

«Una grande soddisfazione e la conferma che dobbiamo consolidare la strada intrapresa di apertura al territorio per dare ai nostri studenti, già motivati e interessati allo studio, la preparazione migliore». Orietta Beretta, preside del liceo classico Sarpi (7° posto), è felice dei risultati della ricerca di Fondazione Agnelli, mentre Giuseppe Spadaro, reggente all'istituto tecnico commerciale Belotti (10°), commenta che «la scuola ha sempre avuto uno stile inconfondibile, merito anche del fatto di essere molto omogenea, con indirizzi chiari che creano competenze specifiche». Il preside del terzo istituto, Paolo Catini del liceo scientifico Mascheroni (17°) si dichiara contentissimo, anche se «l'analisi si riferisce ai risultati ottenuti da matricole maturate col vecchio ordinamento pre-riforma, quando potevamo contare sul rinforzo matematico e scientifico del piano nazionale informatico che dava una forte caratterizzazione al liceo e che molti nostri docenti rimpiangono».

I risultati della ricerca sulla qualità degli istituti superiori lombardi premia anche altre scuole bergamasche. Il linguistico Falcone è al 22° posto e il linguistico-scientifico di Caravaggio al 23°. Poi lo scientifico Amaldi di Alzano (26),il Piana di Lovere (34), il Romero di Albino, il Fantoni di Clusone (40), il Betty Ambiveri di Presezzo (67), lo scientifico Lussana di Bergamo (76). Il Turoldo di Zogno è al 91° posto e il primo istituto paritario è il don Bosco di Treviglio al 165° posto. Nel complesso la scuola bergamasca si conferma solida, con un orientamento all'eccellenza tecnico-scientifica mentre gli studi classici, secondo tradizione, restano la nicchia privilegiata dei primi della classe, pochi ma buoni, per cui il Sarpi scala la classifica.

La ricerca della Fondazione Agnelli ricostruisce le carriere universitarie degli studenti (esami, voti, crediti) per trarre indicazioni sulla qualità delle basi formative acquisite. Spiega Marco Gioannini della Fondazione: «Ritenendo che il successo negli studi deriva da un insieme di fattori, a partire dalle matricole universitarie del 2007/2008 e del 2008/2009, tratte dai dati più recenti disponibili nell'Anagrafe nazionale degli studenti, compilata obbligatoriamente dalle università italiane, abbiamo considerato per il primo anno di università i voti raggiunti e i crediti accumulati, quindi sia la resa sia l'eccellenza dei risultati. A ritroso abbiamo applicato i risultati alle scuole di provenienza, ottenendo una classifica grezza che è stata corretta considerando anche le caratteristiche individuali degli studenti, il contesto territoriale di riferimento, il contesto socio-culturale delle famiglie nella scuola. Anche le università sono state ripulite dalle distorsioni, essendo noto che vi sono atenei più o meno selettivi, corsi di studi più o meno difficili». Sarebbe interessante un'analoga ricerca sui diplomati che entrano subito nel mondo del lavoro ma purtroppo non esiste un'anagrafe del primo impiego.

L'Anagrafe nazionale degli studenti universitari (Ans) invece, fornisce dati relativi a titolo di scuola media superiore conseguito, istituto che lo ha rilasciato, anno solare di conseguimento, votazione all'esame di Stato; università, corso, sede, impegno a tempo pieno o parziale; crediti formativi, crediti acquisiti per stage, crediti riconosciuti validi per il corso, esami, votazione. La ricerca copre dal 94 al 96% delle matricole, 64.944 studenti. Oltre l'80% dei liceali e il 50% dei diplomati tecnici si iscrive all'università. Media dei voti e crediti sono stati considerati al 50% nella costruzione dell'indicatore di successo. Per calcolare «l'effetto studente» si è tenuto conto del sesso (è noto che le ragazze ottengono risultati migliori), del talento scolastico (le scuole che ricevono studenti più dotati facilitano i docenti) e degli studenti lavoratori che per il doppio impegno fanno più fatica. Per quanto riguarda il contesto, un territorio ricco di opportunità e infrastrutture facilita anche gli studenti; uno ricco di lavoro può distogliere i diplomati dal proseguire gli studi e chi studia fuori sede (quindi spende di più o deve mantenere una borsa di studio) è in genere più motivato e spronato dalle famiglie a rendere. In Lombardia è confermata, sostiene Fondazione Agnelli, la buona qualità della formazione fornita dagli istituti tecnici soprattutto in termini di sforzo della scuola. È confermata la presenza di un vantaggio relativo dei licei rispetto agli istituti tecnici nell'attrarre «studenti più dotati scolasticamente e di estrazione socio-culturale più elevata. Anche a parità di effetto scuola, nei licei è più probabile che si sviluppi una cooperazione-competizione positiva fra studenti che moltiplica le capacità individuali e la qualità degli apprendimenti. Infine gli studenti dei piccoli centri hanno in media performance universitarie migliori». Un quadro nel quale la scuola bergamasca può senz'altro riconoscersi.

Susanna Pesenti

e.roncalli

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