Anticorruzione, bufera in Regione Dettori lascia la presidenza

Anticorruzione, bufera in Regione
Dettori lascia la presidenza

L’ex procuratore capo di Bergamo ha rassegnato le dimissioni da Arac. Maroni: fratture insanabili nei rapporti personali tra i componenti.

L’ex magistrato Francesco Dettori si è dimesso in maniera «irrevocabile» dalla presidenza dell’Arac, l’agenzia anti-anticorruzione istituita lo scorso anno dalla Regione Lombardia. A quanto si è appreso, Dettori ha motivato la sua decisione «meditata» con una lettera al governatore Roberto Maroni e al presidente del Consiglio regionale, Raffaele Cattaneo, sottolineando il protrarsi di problemi di coordinamento, in particolare con l’ufficio regionale della prevenzione guidato da Maria Pia Redaelli. Dettori era in carica da giugno e appena qualche giorno fa ha partecipato, nella sua veste di presidente dell’Arac, al ricordo dei 25 anni da Mani Pulite al Pio Albergo Trivulzio, insieme al presidente dell’Anac, Raffaele Cantone.

«Ho appreso con dispiacere delle dimissioni del presidente dell’Arac, Francesco Dettori, che ho incontrato anche di recente, insieme a Maria Dinatolo e Gianfranco Rebora e al quale non ho mai fatto mancare il mio sostegno e il sostegno della struttura regionale. Ho incontrato, separatamente, anche Giovanna Ceribelli e Sergio Arcuri. Purtroppo in Arac si era creata una grave frattura nei rapporti personali tra i suoi membri che ho anche cercato di ricomporre, nel rispetto dell’autonomia di cui gode l’agenzia, ma che evidentemente si e’ rivelata insanabile. Come da Statuto, la prossima giunta provvederà a designare il nuovo presidente» commenta Maroni

I componenti dell'Agenzia regionale anticorruzione, insediata a Palazzo Lombardia. Da sinistra, dopo il presidente della Giunta Regionale Roberto Maroni, Sergio Arcuri, il presidente Francesco Dettori (qui con il sotttosegretario alla Presidenza di Regione Lombardia, Gustavo Cioppa), Giovanna Ceribelli, Gianfranco Rebora e Maria Dinatolo

I componenti dell'Agenzia regionale anticorruzione, insediata a Palazzo Lombardia. Da sinistra, dopo il presidente della Giunta Regionale Roberto Maroni, Sergio Arcuri, il presidente Francesco Dettori (qui con il sotttosegretario alla Presidenza di Regione Lombardia, Gustavo Cioppa), Giovanna Ceribelli, Gianfranco Rebora e Maria Dinatolo

Per Dario Violi, consigliere regionale del M5S Lombardia,«L’anticorruzione di Maroni non ha nemmeno un anno ed è già completamente abbandonata a se stessa. L’autorità, come da noi sempre dichiarato, non ha mai avuto gli strumenti per fare realmente attività di contrasto ai fenomeni corruttivi e portare trasparenza e legalità in Regione Lombardia. E non ha nemmeno garantito la giusta trasparenza che un ente anticorruzione dovrebbe garantire. In un ente anticorruzione deve esserci la grande forza e il coraggio di fare controlli approfonditi». Nella lettera di addio , Dettori rileva di non aver «apprezzato e non posso apprezzare la totale personale assenza dagli sviluppi della vicenda del presidente Maroni dopo l’incontro del 9 febbraio nel contesto del quale era stato messo al corrente della situazione» si legge. Assenza «e insensibilità che si sono protratte nelle settimane successive» denuncia il magistrato.

«Dalla lettera di dimissioni si apprende addirittura che il lavoro di Arac è stato ostacolato e che ci sarebbe una spaccatura interna. Su queste dimissioni Maroni ha responsabilità gravissime. Chi ostacolava cosa? Noi avevamo anticipato che Arac sarebbe stata l’ennesima foglia di fico di Maroni, non c’è mai stata vera volontà politica in tema di anticorruzione», attaccano i Cinque Stelle.

«Da subito avevamo definito Arac un guscio vuoto che serviva soltanto da foglia di fico per coprire gli scandali giudiziari di Maroni e della sua maggioranza. E oggi la previsione si verifica del tutto azzeccata» Lo dichiara Roberto Bruni, capogruppo regionale del Patto Civico. «Era del tutto evidente che Arac rischiava di essere il duplicato costoso e inefficace di organismi di controllo già esistenti all’interno dell’amministrazione, con i quali sarebbe facilmente entrata in contrasto. E le motivazioni che hanno spinto il presidente Dettori a rimettere l’incarico ne sono oggi la lampante dimostrazione».

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Commenti (3) Regolamento Commenti: Prima di commentare gli utenti sono tenuti a leggere il regolamento del sito. I commenti che verranno ritenuti offensivi o razzisti non verranno pubblicati e saranno cancellati. Accedi per commentare
Luca Gualandris scrive: 21-03-2017 - 14:48h
Apparati che servono più da stipendifici che altro..ben venga chi ha l'orgoglio di dimettersi, rinunciare allo stipendio che ne consegue, far emergere il "problema". Poi ci sarà chi per tifo politico renderà vano il tentativo..e la notizia presto sparirà dai media senza esser approfondita.
claudio locatelli scrive: 20-03-2017 - 21:40h
Ma fateci sapere in pratica l'oggetto esatto delle contestazioni che Dettori muove al sistema... chi ostacolava cosa... forse si rischiava di scoperchiare qualche altra malefatta regionale ben celata fino ad ora???
Giorgio Cornolti scrive: 20-03-2017 - 19:26h
Bravi quelli dell'anticorruzione e della trasparenza. Un mastodontico apparato fatto di regole con tanto di personale all'uopo adibito (tredicesima e ferie pagate comprese) che vanno a cercare i granelli di polvere sotto il tappeto e non si accorgono (o non si vogliono accorgere) delle discariche a cielo aperto.
ricca68
GIANCARLO SALVONI scrive: 20-03-2017 - 20:09h
E se fosse vero il contrario?
Giorgio Cornolti scrive: 21-03-2017 - 06:50h
Ospedali pubblici. Hanno tutti il loro apparato anti corruzione e trasparenza. Possibile che non si accorgano dei tanti medici che contemporaneamente svolgono attività intramoenia ed extramoenia (vietato) cosa che chiunque può vedere cercando il nome di un medico su internet per una visita privata?