Cividate covo della banda di albanesi
Dopo i due arresti, sono 8 i ricercati

Una casa di via Trieste a Cividate era il covo della banda di albanesi che ha imperversato con furti e rapine a cavallo tra la nostra provincia e quella di Brescia e che, nella notte tra il 7 e l’8 luglio scorsi, ha aggredito il macellaio di Pontoglio Pietro Raccagni, poi morto sabato pomeriggio.

Una casa di via Trieste a Cividate era il covo della banda di albanesi che ha imperversato con furti e rapine a cavallo tra la nostra provincia e quella di Brescia e che, nella notte tra il 7 e l’8 luglio scorsi, ha aggredito il macellaio di Pontoglio Pietro Raccagni, poi morto sabato pomeriggio, dopo undici giorni di coma in ospedale a Brescia.

Ieri i carabinieri hanno spiegato che il commerciante cinquantatreenne è stato colpito alla testa con una bottigliata: probabilmente l’autopsia, prevista per questa mattina, chiarirà se quella botta al capo si è poi rivelata fatale per Raccagni, trovato a terra sulla rampa che collega il garage della sua villetta e la strada, dopo aver tentato di inseguire i malviventi che si erano impossessati della sua Mercedes.

In generale la banda non esitava a far ricorso alla violenza. Dei dieci presunti componenti, i carabinieri di Chiari e Treviglio ne hanno arrestati finora due: Pjeter Lleshi, di 24 anni, e Vlashi Anton, di 21. Devono rispondere di omicidio preterintenzionale e rapina impropria. Il primo è stato preso a Calcio, non lontano da dove la banda aveva dato fuoco, nei pressi dell’Oglio, alla Mercedes di Raccagni e a una Bmw 320 rapinata con le stesse crude modalità la notte successiva, a Palazzolo. In quest’ultimo caso marito e moglie erano stati legati con il nastro adesivo, mentre la banda faceva razzia di preziosi nella loro villa. Il suo connazionale è stato invece intercettato a Jesolo, in una tenda da campeggio dove soggiornava con un altro albanese, con il quale aveva già cominciato a compiere furti in zona, nonostante il periodo di «vacanza».

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