Italcementi, la sfida delle periferie
e il sogno di Renzo Piano - Video

Rammendare le periferie attraverso la rigenerazione urbana, per un nuovo Rinascimento del nostro Paese. È partita dal manifesto di Renzo Piano la riflessione promossa dall’annuale convegno di Fondazione Italcementi.

«Le nostre città e il nostro territorio hanno bisogno di grandi interventi di riqualificazione – ha spiegato in apertura Giampiero Pesenti, presidente di Italcementi -. Una rinascita che cambi in meglio le realtà urbane, le periferie in particolare, e la vita stessa delle persone che le vivono. È accaduto e accade in molte parti del mondo e dell’Europa: pensiamo a Marsiglia, Berlino, Londra e alle molte altre realtà urbane in cui zone vecchie e degradate dei centri abitati hanno lasciato il posto a quartieri più sostenibili, più belli, più vivibili, contribuendo alla rinascita economica e sociale di intere città».

«È quello di cui anche il nostro Paese oggi ha grande bisogno. Oggi l’innovazione nel campo dei materiali e delle tecnologie ci mette a disposizione soluzioni impensabili in passato ed è nostro dovere far sì che queste conquiste siano a disposizione di tutti, anche, forse soprattutto, di chi vive nelle aree più marginali».

«È un tema profondamente innervato nel sociale – ha sottolineato Carlo Pesenti, consigliere delegato di Italcementi -: parliamo della qualità della vita delle persone, della salvaguardia del territorio e dello sviluppo economico. Lo diciamo apertamente: la creazione di valore è la precondizione necessaria per poter condividere il benessere generato dall’Impresa. Noi ci sentiamo in prima linea su questo fronte, insieme a molte altre imprese italiane».

Renzo Piano, senatore a vita per meriti architettonici, ha realizzato un video manifesto – presentato in anteprima nel convegno – focalizzato sul concetto di rammendo e rigenerazione urbana, ovvero un intervento nelle periferie che sappia essere inclusivo, coinvolgendo la popolazione dei quartieri interessati.

Il tema posto dal «manifesto sul rammendo e sulla rigenerazione» è quello che sta alla base anche del progetto «Rifo» promosso da Italcementi e realizzato dall’Università di Bergamo con il coordinamento dalla professoressa Emanuela Casti, che in un video ha spiegato il percorso di ricerca che ha portato a individuare in diverse città lombarde, tra cui in particolare Bergamo, gli spazi inutilizzati che potrebbero essere recuperati in un’ottica di «rigenerazione urbana».

Una strategia che prevede la demolizione di caseggiati ormai non più sostenibili dal punto di vista della sicurezza e delle qualità ambientali, architettoniche e urbanistiche e la loro sostituzione con edifici realizzati con nuovi materiali e tecnologie.

Un tema più volte ripreso nel corso della tavola rotonda moderata dal giornalista Walter Mariotti. L’architetto Mario Cucinella, ha raccontato la sua esperienza «sul campo» nel rammendo delle periferie, nel quartiere di Librino a Catania. Silvano Petrosino, Filosofo e professore associato dell’Università ha spiegato «l’impossibilità dell’uomo di non abitare, ovvero di prendersi cura dei luoghi e della loro buona gestione. Una legge ormai capovolta che occorre ripristinare per aprire le possibilità del nuovo Rinascimento».

Dopo gli interventi di Geminello Alvi, scrittore ed economista, dell’economista Francesco Daveri di Aldo Mazzocco (Ceo di Beni Stabili Siiq spa e presidente di Assoimmobiliare), il sindaco Bergamo Giorgio Gori ha esaminato infine come la ricerca di nuove prospettive di sviluppo nel settore della mobilità e del trasporto e il recupero e la restituzione di aree dismesse e periferiche risultino elementi centrali anche nell’azione amministrativa di una media città storica italiana come Bergamo, scelta anche come «caso studio» del progetto di ricerca Bergamo 2.035 condotto da Università di Bergamo e Harvard University con il supporto della Fondazione italcementi. Gori si è soffermato poi sulla volontà e la necessità di rigenerazione degli spazi periferici anche attraverso l’efficientamento degli edifici pubblici e privati, la qualità e la sostenibilità del costruire.

Al termine della tavola rotonda l’architetto Michele Molè, progettista del Padiglione italiano a Expo 2015, ha illustrato il progetto architettonico di «Palazzo Italia», dalla genesi come idea di coesione, intesa come forza di attrazione che genera un ritrovato senso di comunità e di appartenenza (elemento chiave di ogni progetto di rigenerazione urbana), fino alla concreta realizzazione, resa possibile da straordinari elementi di innovazione tecnologica e sostenibilità, assieme al know-how e al saper fare delle imprese italiane coinvolte, tra cui Italcementi che ha ideato per la struttura di Palazzo Italia un innovativo cemento biodinamico.

Le conclusioni sono state affidate al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Maurizio Lupi.

Lupi ha delineato l’azione politico-istituzionale del Governo, volta a creare le condizioni necessarie per sostenere lo sviluppo del Paese.

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