Mantovani, il gip conferma il carcere
Bocciata la mozione di sfiducia a Maroni

Mario Mantovani, l’ex vicepresidente della Regione Lombardia arrestato una settimana fa per corruzione, concussione e turbativa d’asta, deve rimanere in carcere. Lo ha stabilito il gip di Milano, Stefania Pepe, che ha respinto l’istanza di scarcerazione della difesa.

Nel frattempo è stata bocciata dal Consiglio regionale della Lombardia la mozione di sfiducia al governatore Roberto Maroni presentata dalle opposizioni dopo l’arresto del vice, ora autosospeso, Mario Mantovani e la messa sotto accusa dell’assessore all’Economia Massimo Garavaglia. L’Aula ha respinto la mozione con 47 no, dalla maggioranza, e 30 sì, dalle minoranze.

«La sanità lombarda non paga tangenti» ha ripetuto più volte il presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni, durante il suo intervento in Aula a Palazzo Pirelli sulla mozione di sfiducia presentata dalle opposizioni. «Il nostro è un sistema sano - ha detto - e invito chi continua ad associare la nostra sanità al termine “tangenti” a una maggiore cautela, perché da ora in avanti, chiunque lo farà chiamato legalmente a rispondere di questa falsità».

«Non ci occupiamo di questioni penali, che sono personali e sono sottoposte al vaglio della Magistratura. E voglio ricordare quanto afferma l’articolo 27 della Costituzione: nessuno è colpevole sino alla condanna definitiva. Fatte queste premesse, la vicenda che ha colpito l’ex assessore Mario Mantovani ci ha spinto a mettere subito in atto delle approfondite verifiche sulle rilevanze risultanti da questi atti, escludendo quello che non riguarda la Regione, ossia la stragrande delle imputazioni mosse a Mantovani per le sue passate attività di senatore, sottosegretario, sindaco».

Per quanto riguarda l’attività di Mantovani come assessore, il Governatore ha ricordato che «si tratta di due incarichi professionali dati da due aziende ospedaliere e l’imputazione, che coinvolge anche Massimo Garavaglia, di turbativa d’asta per un servizio trasporto dializzati. E’ tutto contenuto in una relazione, che e’ a disposizione dell’autorità giudiziaria, dalla quale risulta chiaramente che non c’e’ alcuna responsabilità della Regione e che i fatti come sono stati descritti nell’ordinanza sono stati verificati e che risultano conformi alle procedure, alle leggi e ai regolamenti.

«Il sistema dei controlli di Regione Lombardia funziona. La Regione Lombardia si è dotata di strumenti specifici contro la corruzione. Abbiamo adottato il piano triennale di prevenzione della corruzione e sulla trasparenza 2015/2017. C’èun responsabile per la prevenzione della corruzione e a settembre 2014 abbiamo adottato le linee guida dell’ANAC, guidata dal dottor Cantone, per proteggere le segnalazioni e le denunce fatte dai dipendenti. Siamo gli unici, insieme al Comune di Milano, ad averlo fatto. Abbiamo messo in atto tutte le procedure di verifica preventiva e di controllo possibili».

Quanto fatto, «esclude qualsiasi rischio sul fatto che qualcuno, in violazione delle nostre procedure, possa mettere in atto comportamenti penalmente rilevanti?», si è chiesto il Governatore. «No - ha proseguito - non lo esclude, ma si tratta del “fattore umano”. Noi come Regione non possiamo intervenire se non applicando i controlli più rigidi, come abbiamo sempre fatto».

In occasione della discussione della mozione di sfiducia a Maroni i portavoce del Movimento 5 Stelle, insieme ad alcuni attivisti, si sono presentati alla sede del Consiglio regionale con scope di saggina e uno striscione con la scritta «Onestà».

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