S’indaga sul rogo del Maguire’s
Nei conti la ricerca del movente

Non c’è traccia di Gigi Parma nei filmati della videosorveglianza comunale. E nemmeno è stato ripreso dalle telecamere dei benzinai della zona, passate al setaccio già martedì per capire se il ristoratore avesse riempito poco prima le tre taniche di benzina che ha usato per dar fuoco al suo pub.

Nulla, per ora: sembra che sia riuscito ad arrivare dalla sua casa di via Colleoni fino a via Previtali sfuggendo a ogni occhio elettronico. Il giorno dopo il devastante incendio nel quale Parma è rimasto ucciso, gli agenti della squadra Mobile della questura proseguono gli accertamenti per avere un quadro preciso dei suoi spostamenti e soprattutto per risalire ai motivi per cui avrebbe incendiato il Maguire’s di via Previtali.

Sono stati interrogati amici, dipendenti, fornitori e clienti. Gli inquirenti ritengono ormai con ampio margine di certezza che sia stato lo stesso Parma a incendiare il locale allo scopo di riscuotere i soldi dell’assicurazione. Ma per quale motivo? La sua situazione finanziaria era così disperata?

Dai primi accertamenti emergerebbe un quadro non florido. Debiti con qualche fornitore, dipendenti pagati in ritardo, difficoltà a far fronte all’affitto, l’interessamento a un locale in viale Papa Giovanni XXIII che non avrebbe avuto la possibilità di acquistare. Forse, in quell’incendio, ha visto la possibilità di ripianare i debiti e ricominciare daccapo. Il palazzo di via Previtali 31-33 è assicurato contro l’incendio (come tutti i condomini) ma Parma aveva stipulato anche una polizza che tutelava la sua attività.

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