Giovedì 20 settembre 2012

Il web ha un volto «nero»
Un mercato dove si vende di tutto

Sotto Internet, invisibile in condizioni normali, c'è una spaventosa rete parallela nella quale si smercia ogni genere di prodotti illegali e si preparano delitti. Un grande esperto di questi nuovi problemi ci aiuta a comprenderli, per mettere sull'avviso le famiglie, aiutarle a difendersi.

Alcuni mesi fa, in occasione di una conferenza sui pericoli del web proprio a Bergamo, Mario Leone Piccinni ha letteralmente ipnotizzato con il suo documentatissimo intervento un centinaio di genitori molto interessati a conoscere le curve oscure di uno strumento che quotidianamente viene utilizzato per studio e per gioco dai nostri figli.

E che taluni considerano come la tv negli anni '90, vale a dire un baby sitter alternativo davanti al quale lasciar trascorrere ai ragazzi il tempo libero. Niente di più sbagliato, niente di più pericoloso. Con una rassicurazione finale: le nostre forze dell'ordine conoscono il lato oscuro del web e lo pattugliano, riuscendo così a intervenire e a neutralizzare chi intende commettere reati.    

Sotto la Rete visibile c'è un mercato in cui si vende di tutto
Si stima che nel 2012 l'e-commerce e l'intrattenimento on line abbiano attirato e coinvolto circa due miliardi di utenti, di fatto un enorme e appetibile bacino d'utenza che ha determinato la veicolazione di immensi flussi di denaro e la necessaria e conseguente nascita di sistemi di sicurezza e di tracciabilità degli utenti.

Partendo dal presupposto che in internet la navigazione on line lascia tracce indelebili, va sottolineato che chi deve investigare può agevolmente recuperare, anche a posteriori, tutte le informazioni necessarie a individuare i responsabili di eventuali violazioni.

Il web, quindi, offre a chi deve operare le indagini maggiori possibilità e garanzie che il colpevole di un eventuale reato venga individuato, anche rispetto a quanto ciò sia possibile nel mondo reale. Ma esiste una rete all'interno della quale gli utenti non sono tracciabili e individuabili, è il cosiddetto «web sommerso», un mondo parallelo, un universo molto più vasto di internet, del quale di fatto rappresenta il sottobosco.

L'hanno definito il lato oscuro del web e in effetti nell'addentrarsi nei meandri del «deep web» si ha la sensazione di trovarsi in un assurdo e surreale bazar affollato e maleodorante, fatto di bancarelle sulle quali è possibile trovare di tutto. Un mercato dell'incredibile, ove nulla è proibito, progettato per essere libero (da regole) e pirata, dove venditori provenienti da ogni parte del pianeta, privi di scrupoli e senza regole, sono pronti a contrattare su tutto.

Nel «deep web» l'utente può soddisfare ogni esigenza illegale, può trovare ed acquistare armi, documenti falsi, sostanze stupefacenti, materiale pedopornografico. La moneta corrente è il «bitcoin», una valuta virtuale del valore unitario di circa 3,8 euro, dotata di un sistema di crittografia che rende anonime le transazioni, generata automaticamente da una serie di computer in rete tra loro.

Il «deep web» è una parte di internet che non viene indicizzata dai motori di ricerca, un immenso contenitore di risorse disponibili, fatto di oltre 200 mila siti, raggiungibili e sfruttabili esclusivamente da chi li conosce e solo utilizzando particolari strumenti. Quindi una rete alternativa a internet, molto più vasta per dimensioni e contenuti, un iceberg sommerso contenente circa 500 terabytes di informazioni, contro i 19 disponibili in chiaro sul web pubblico. Un oceano di informazioni organizzate come vetrine senza pretese grafiche e prive di pubblicità.

Nata con la dissidenza
La «dark net» nasce come rete anonima utilizzata dai dissidenti di Stati totalitari per comunicare senza il pericolo di essere «seguiti» e censurati, una rete che ha dato spazio a chi non può far sentire la propria voce perché oppresso o censurato, all'interno della quale dovrebbe vigere la libertà di pensiero e di espressione, ma che oggi è in gran parte infettata della presenza di criminali, pedofili, contrabbandieri, mercenari, falsari, terroristi, trafficanti.

Entrare nel «deep web» è piuttosto semplice, la procedura non richiede certo conoscenze da hacker o strumentazioni informatiche particolari ed è anche per tale motivo che oggi molti adolescenti preferiscono navigare nel «deep web» piuttosto che nel web tradizionale: nella «dark net» possono trovare di tutto, non corrono pericoli di essere tracciati e individuati, possono soddisfare la normale sete di sperimentare che anima i giovani e gli adolescenti dell'e-generation.

Per entrare nel web sommerso è necessario installare dapprima un sistema di anonimizzazione, un software capace di dar vita ad una rete nel cui ambito i dati che fanno parte di una comunicazione non passano direttamente dal client al server, ma si muovono attraverso i server specifici che si comportano da router dando vita ad un circuito virtuale crittografato, rendendo il traffico anonimo.

Oggi questi sistemi sono molto utilizzati dai ragazzi e dagli adolescenti, di certo in possesso di una innata dimestichezza nell'utilizzo di internet, ma non altrettanto capaci di distinguere la sottile linea di demarcazione che divide ciò che è lecito da ciò che non lo è.

Installato il software e inserito l'indirizzo per accedere al deep web, l'utente arriva in uno spazio che è un enorme bazar, riporta come simbolo un beduino di spalle che cavalca un cammello e che si definisce come anonymous marketplace. Al suo interno gli acquirenti possono lasciare giudizi sui prodotti acquistati e sui venditori.

Il sito è anche dotato di una classifica dei prodotti più venduti: al primo posto figura l'ecstasy, seguita da altre droghe, come l'hashish, la cocaina, gli acidi, l'eroina, le sostanze dopanti. Ma si possono anche acquistare kit per realizzare documenti falsi, prodotti contraffatti, materiale pornografico, passaporti e patenti di guida falsificati. Nel mare infinito del deep web è possibile trovare siti che vendono codici trafugati di carte di credito, siti di gruppi terroristici, siti pedofili, manuali per costruire artigianalmente esplosivi ed armi.

Un altro sito vende virus e malware informatici per realizzare attacchi e carpire password altrui, ma uno degli aspetti più inquietanti è rappresentato da Assassination market, un «negozio» dove l'utente può perfino assoldare mercenari o decidere di ingaggiare un killer.

Quei virus vendicatori
Recentemente il noto gruppo hacker Anonymous, spesso indicato come pericoloso e criminale per essersi reso responsabile di attacchi a siti governativi, ha portato a termine la cosiddetta «Operation Darknet», un attacco con conseguente messa off line di Freedom Hosting (il server su cui risiede la maggior parte dei contenitori pedofili) e di numerosi siti web contenenti materiale pedopornografico allocati nel deep web. L'aspetto più importante è che gli hacker di Anonymous sono riusciti ad impossessarsi ed a trasmettere alle Autorità competenti un database contenente i nomi degli utenti che avevano acquistato materiale pedofilo.

Un mondo fatto non solo di criminali e di contenuti illegali, ma del quale forse nessun web surfer onesto sentiva la necessità. Per garantirsi ed evitare pericoli e guai con la Legge, meglio utilizzare il web pubblico, l'internet tradizionale. Rispetto ai ragazzi ed agli adolescenti, è compito dei genitori guidare i propri figli nel percorso di conoscenza di internet; ciò impone una buona padronanza dello strumento e delle regole che ne sottendono l'utilizzo.

Fuggire il gap generazionale che divide i genitori dai ragazzi del'e-generation e puntare sul dialogo e sulla condivisione delle esperienze vissute on line dai ragazzi… Mai come in questo caso serve autorevolezza e non autorità.

Mario Leone Piccinni
T. Colonnello della Guardia di Finanza

m.sanfilippo

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