Precari del Ministero dell'Interno
A Bergamo rischiano il posto in 19

Prima interinali, poi assunti a tempo determinato, alcuni anche per 6 o addirittura 8 anni consecutivi, per svolgere sempre le stesse mansioni. Ed ora con la prospettiva di perdere posto e professionalità. Non sono i lavoratori di un'azienda in crisi, sono i 650 lavoratori del Ministero dell'Interno impiegati presso gli Sportelli unici per l'immigrazione delle Prefetture e negli Uffici immigrazione delle Questure di tutt'Italia. A Bergamo sono in 19, per la maggior parte in una situazione di precariato da oltre 6 anni, malgrado ricoprano mansioni strutturali, tutt'altro che stagionali.

Hanno il loro contratto di lavoro in scadenza alla fine di dicembre di quest'anno e la possibilità di un rinnovo sembra sempre più lontana. Di stabilizzazione, nemmeno a parlarne. Per tutelarli, oltre che per salvaguardare la funzionalità dei servizi per i cittadini italiani e stranieri, unitariamente le tre sigle sindacali, Cgil, Cisl e Uil, hanno inviato, giovedì 8 luglio, una lettera al Prefetto, Camillo Andreana, e al Questore, Matteo Turillo, con cui si chiede che le due autorità sollecitino il ministro dell'Interno Roberto Maroni affinché si giunga alla stabilizzazione dei rapporti di lavoro in questione.

Ma da Roma non arrivano buone notizie: la scorsa settimana il sottosegretario di Stato per l'Interno Francesco Nitto Palma, rispondendo a un'interrogazione parlamentare a proposito dei contratti di questi lavoratori, ha detto: «La stabilizzazione invocata dagli onorevoli interpellanti non è al momento consentita dalle esigenze di contenimento del disavanzo pubblico, che ha portato ad interventi di eccezionale rigore».

«Sentite queste parole, ci sembra ancora più urgente che i signori Prefetto e Questore pongano la loro attenzione a questa difficile vicenda», ha detto Giovanni Martina della Fp-Cgil di Bergamo. «Il Governo, attraverso l'intervento del sottosegretario, si dimostra irriconoscente nei confronti di questi lavoratori che da anni prestano servizio nelle Prefetture e nelle Questure d'Italia. Lasciarli a casa, per noi significa, anche se non tecnicamente, licenziarli. Inutile, poi, come ha fatto il sottosegretario, parlare della presunta nuova tecnologia di cui sarebbero stati dotati questi uffici (si parla di 300 postazione pc in tutt'Italia): basta fare un giro nelle sedi di Bergamo per vedere pc lenti, fax non funzionanti e carta che manca».

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