Albano, l'immobiliare sfratta l'Ipsa
L'azienda: «C'è sito alternativo»

Alla Ipsa di Albano Sant'Alessandro (ex Cattaneo Presse) i lavoratori hanno avuto una brutta sorpresa: l'immobiliare proprietaria dei locali in cui si trova lo stabilimento sfratta l'azienda metalmeccanica. Lo sgombero sarebbe previsto già per lunedì.

Questa mattina se ne è discusso nell'assemblea dei lavoratori «provati da anni di difficoltà causate dall'estrema incertezza sul futuro dell'azienda e da condizioni di lavoro estremamente difficili». La ricostruzione delle vicende della Ipsa, compresa l'ultima novità dello sfratto, è contenuta in un nota che le organizzazioni sindacali hanno inviato giovedì 26 gennaio al Comune di Albano, alla Provincia di Bergamo ma anche a Regione e Prefettura.

«I lavoratori - si legge nella nota - hanno resistito per anni a tali condizioni difficili ed ora si concretizza il forte rischio che lunedì non potranno entrare in azienda a lavorare, nonostante la presenza di commesse in corso di lavorazione e in corso di acquisizione. Chiediamo alle istituzioni locali, al Comune di Albano Sant'Alessandro, alla Provincia di Bergamo e alla Regione Lombardia di adoperarsi tempestivamente per ottenere e trovare una soluzione urgente a tutela dei posti di lavoro dei lavoratori e delle lavoratrici che lunedì rischiano di finire sulla strada».

A lavorare per Ipsa, oggi, sono 45 persone. I sindacati fanno anche appello direttamente all'azienda: «Chiediamo allo stesso tempo a Ipsa di adoperarsi in tempi certi per trovare una soluzione alternativa che permetta di proseguire l'attività produttiva; chiediamo poi la convocazione della RSU e delle organizzazioni sindacali per conoscere e discutere il piano industriale e il futuro dell'azienda, un piano di rientro dei crediti lavorativi in arretrato ancora dovuti dopo il recente pagamento di due stipendi arretrati e indicazioni certe sui lavoratori attualmente in cassa integrazione a zero ore».

Spiega un portavoce della Ipsa: «I lavoratori sanno che comunque vadano le cose, la società ha già individuato un sito alternativo a Telgate dove continuerà la produzione. Abbiamo cercato in questi mesi con la proprietà dell'immobile di trovare una soluzione, ma i prezzi sia per l'acquisto che per continuare l'affitto sono per noi proibitivi. Il problema ora è riuscire ad ottenere una moratoria per smaltire le tante commesse già in portafoglio e trasferire entro l'estate nel nuovo sito non solo i lavoratori, ma macchinari imponenti che necessitano di tempo per essere spostati».

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