La fisioterapia come un videogame  Ci ha pensato una start up bergamasca
Ecco come avviene la sessione di riabilitazione neuromotoria tramite il software di Play to Rehab

La fisioterapia come un videogame

Ci ha pensato una start up bergamasca

Col sistema informatico di Play to Rehab la riabilitazione viene praticata davanti allo schermo: l’idea è di tre giovani finanziata con il crowdfunding.

Dimenticate le lunghe e noiose sessioni di fisioterapia al vostro ginocchio malandato o i ripetitivi esercizi da fare a casa per rimettervi in sesto. La fisioterapia diventa un gioco da ragazzi, grazie all’idea di una start up made in Bergamo - Play to Rehab srl - che ha progettato un sistema software per la riabilitazione neuromotoria interattiva. Cos’è e come funziona? Molto semplicemente chi ha bisogno di una sessione di fisioterapia la potrà fare davanti ad uno schermo sotto forma di gioco virtuale. Il paziente vedrà una rappresentazione di se stesso (avatar) e sarà in grado di seguirne i movimenti in tempo reale. L’avatar sarà inserito in uno scenario specifico e dovrà svolgere azioni motorie al fine di interagire con l’ambiente circostante: raccogliere e toccare degli oggetti, schivare pericoli e totalizzare punti. I diversi esercizi proposti sono stati sviluppati e studiati da un team di specialisti nel campo della riabilitazione (fisioterapisti e ingegneri) per agire sulle disabilità motorie.

«L’utilizzatore, dopo aver indossato una maglia o un pantalone aderente ed inserito i sensori inerziali negli appositi alloggiamenti - spiega Alessandro Tesio, membro del cda e direttore amministrativo di Play to Rehab - si pone di fronte allo schermo di un qualsiasi “device” (pc, tablet, smart tv o tv collegata a consolle per videogiochi) e inizia la sessione di riabilitazione all’interno dell’ambiente virtuale di un videogioco».

L’idea del 2013 di Gabriele Ceruti, Thomas Orlandi e Jessica Rispoli (due fisioterapisti e un informatico) è arrivata oggi a chiudere con successo la campagna di crowdfunding sulla piattaforma Opstart (a 150 mila euro) e anche un investimento importante da parte di un socio istituzionale: Mns srl.

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Commenti (1) Regolamento Commenti: Prima di commentare gli utenti sono tenuti a leggere il regolamento del sito. I commenti che verranno ritenuti offensivi o razzisti non verranno pubblicati e saranno cancellati. Accedi per commentare
Alessio Finazzi scrive: 04-01-2017 - 09:26h
un idea ripescata da un progetto datato primi anni 90'
Cristina Marino scrive: 06-01-2017 - 08:35h
nei primi anni 90 pero' non c'era tutta l'infrastruttura (schermi giganti, capacità delle persone di utilizzare strumenti software) per rendere questa invenzione fruibile popolare ed accessibile. Spero che tante sale slot diventino centri di riabilitazione. Il video game non e' solo da demonizzare. Invece di dramma sociale perche' per uno che vince tanti si indebitano potrebbero diventare luoghi che fanno stare tutti meglio