I tweet di trump inguaiano l’America

I tweet di trump
inguaiano l’America

Alla vigilia del primo viaggio all’estero di Donald Trump, che culminerà nel vertice del G7 di Taormina, l’unica parola adatta a descrivere l’atmosfera di Washington è caos. «Sono vittima della più grande caccia alle streghe contro un uomo politico nella storia americana» ha twittato ieri mattina il presidente, dopo che la vigilia il vice ministro della Giustizia Rosenstein, cedendo alle pressioni del Congresso e dei media, aveva nominato Robert Mueller, per 13 anni capo dell’Fbi, procuratore speciale per l’inchiesta sui presunti contatti dei collaboratori di Trump con agenti russi durante la campagna elettorale.

Se a questa mossa, che ha preceduto tutti i precedenti tentativi di impeachment di un presidente, si aggiungono la rivelazione del direttore licenziato della stessa Fbi, Comey, che Trump gli avrebbe chiesto di insabbiare le indagini sul (già licenziato) presidente del Consiglio nazionale di Sicurezza Flynn, la continua polemica sulla rivelazione di informazioni top secret sull’Isis fornite da Israele al ministro degli Esteri russo Lavrov e la costatazione che ormai tutti i talk-show parlino di un nuovo caso Watergate, si può comprendere perché The Donald si consideri un perseguitato. E a cospargere altro sale sulla ferita ha provveduto il Washington Post, secondo il quale già nel giugno scorso, in piena campagna elettorale, il leader dei deputati repubblicani Kevin McCarthy avrebbe sostenuto in una riunione ristretta che Trump è al soldo di Putin.

Comunque, per quanto anche un certo numero di parlamentari repubblicani abbia cominciato a prendere in considerazione la possibilità di rimuovere Trump dalla Casa Bianca, la strada dell’impeachment è molto lunga e cosparsa di ostacoli. In base alla Costituzione, per mettere sotto processo un presidente, bisogna che egli si rende colpevole di tradimento, corruzione o altri crimini e misfatti (tra cui l’ostruzione della giustizia). Al momento, è di quest’ultimo reato che si potrebbe incolpare Trump, a seguito delle sue (per ora presunte) illecite pressioni su Comey. Ma il deferimento a giudizio richiede prima la maggioranza assoluta alla Camera e la condanna addirittura una maggioranza di due terzi al Senato, con entrambi i rami del Parlamento - almeno fino alle prossime elezioni di midterm del novembre 2018 -, sotto controllo repubblicano. A meno di una rivolta di massa dei Parlamentari del Grand Old Party contro il loro presidente, dovuta sia ad avversione personale sia al timore che egli li trascini a una catastrofica disfatta nelle presidenziali del 2020, la possibilità che Trump finisca sotto processo è per ora abbastanza remota. Ma, rispetto al Watergate che, dopo un processo durato mesi, portò alle dimissioni di Nixon, il susseguirsi di rivelazioni compromettenti è oggi così rapida che nessuna ipotesi viene più scartata. Bisogna infatti ricordare che se il Senato rimuovesse Trump, il suo posto non verrebbe preso da Hillary Clinton, come qualcuno potrebbe pensare, ma dal vice-presidente Mike Pence, un repubblicano ortodosso da cui i parlamentari si sentirebbero molto più tutelati.

Ma anche se non dovesse portare all’impeachment sognato dai democratici, il comportamento di Trump ha già inflitto danni gravissimi alla nuova amministrazione. L’abitudine del presidente di twittare la mattina - senza consultarsi con nessuno - sulla base di notizia apprese dalla Tv, spesso contraddicendo affermazioni fatte il giorno prima dal suo staff, crea confusione e frustrazione perfino tra i suoi fedelissimi. Per quanto siano passati ormai 120 giorni dal suo insediamento, The Donald deve ancora riempire centinaia di posti-chiave che gli spettano in base allo spoil-system, perché non trova persone valide disposte a compromettersi con lui. E a parte una molto discussa riforma dell’Obamacare, che peraltro deve ancora passare al vaglio del Senato, il suo grandioso programma legislativo – a cominciare dalla riforma fiscale – è rimasto fermo al palo. Non c’è da stupirsi che l’indice di gradimento di Trump sia il più basso di tutti i presidenti del dopoguerra e continui a scendere.

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Commenti (6) Regolamento Commenti: Prima di commentare gli utenti sono tenuti a leggere il regolamento del sito. I commenti che verranno ritenuti offensivi o razzisti non verranno pubblicati e saranno cancellati. Accedi per commentare
giancarlo chiari scrive: 20-05-2017 - 12:06h
Trump ha capito la lezione di Obama che superò prima la Clinton e i poi repubblicani nel 2008, proprio usando la rete: la differenza tra Obama e Clinton stava nel contenuto sociale, Obamacare in particolare ma anche il superamento di pregiudizi razziali sconfitti nella teoria ma profondamente radicati nella pratica. Trump contro Obama avrebbe perso nettamente, basta solo ricordare che sostenne la compagna elettorale di Obama per capire che non avrebbe avuto chance. Trump ha percorso la strada di chi semplifica creando un nemico da abbattere, con qualsiasi mezzo, prima ancora di un progetto che avesse una visione precisa della realtà, e il suo primo viaggio in Arabia, il suo intervento in Siria lo dimostrano. La sua vittoria faceva comodo a Putin che si rese conto di quanto il miliardario fosse impreparato e quindi incapace di vedere la complessità: il suo sostegno fu immediato e Trump pur di vincere se ne è servito, magari senza sapere quale sarebbe stato il conto che ora è arrivato
giancarlo chiari scrive: 20-05-2017 - 11:56h
La caduta delle ideologie, caduta provocata in primis dall'incoerenza di chi le professava, non poteva restare senza conseguenze dopo l'avvento della televisione (cattiva maestra secondo Popper che scriveva 20 anni fa "Una democrazia non può esistere se non si mette sotto controllo la televisione, o più precisamente non può esistere a lungo fino a quando il potere della televisione non sarà pienamente scoperto." . La televisione, grandissima invenzione che ha abbattuto barriere e muri, ha tuttavia imposto modelli di comportamento praticamente senza opposizione e senza un minimo di senso critico di chi si è portato in caso il maestro unico e infallibile: la scuola, pubblica o privata, non ha saputo preparare in tempo chi la riceveva, subendola senza poter reagire o interagire. Internet per l'ha superata consentendo l'interazione in tempo reale, ma il ritardo colossale della formazione ha aperto l'autostrada a chi ha saputo unire televisione e internet per conquistare il potere
Andrea Manzoni scrive: 20-05-2017 - 17:11h
Aggiungerei, se mi permette, che la rete come e ben più più della televisione, amplifica il palcoscenico della mediocrità umana, dove chiunque si sente protagonista e autorizzato a sputare sentenze di ogni genere, senza alcun rispetto né per le competenze né per le responsabilità, quello spettacolo becero di qualunquismo che una volta restava confinato nei bar ora ha risonanza mondiale...
zetaf77
ivan milesi scrive: 20-05-2017 - 21:03h
Le solite quattro frasi di Eco che fan tanto sciccoso.
francesco casali scrive: 19-05-2017 - 20:46h
Ad oggi si va avanti con chiacchiere e poco altro. Certamente i detrattori di Trump stanno facendo di tutto per trasformare qualunque voce di corridoio in prove inoppugnabili. Se così fosse finirebbero destituiti i politici di tutto il mondo. Buffa la vicenda di Trump al soldo dei russi: opinione di un singolo senatore, prima ancora che Trump fosse designato candidato del GOP, per il solo fatto che lo stesso si dichiarò contrario alle sanzioni contro Putin (pure Renzi si è dichiarato contrario alle sanzioni, se è per quello...). Che dire allora della Clinton, finanziata direttamente da Arabia Saudita e Qatar, i maggiori sostenitori e finanziatori di Isis e terrorismo integralista? Queste non sono voci ma fatti provati da documenti ufficiali. Ma, si sa, poiché la Clinton è "democratica", non ha colpe per ciò che ha fatto o detto, ma la colpa è di chi ha reso pubbliche le sue malefatte.
earlati
enzo maria arlati scrive: 19-05-2017 - 20:30h
Sembra qualcosa di gia' visto anche da noi, quando i buonisti rossi le hanno inventate tutte pur di far decadere Berlusconi.
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