Mercoledì 25 luglio 2012

Mount Rainier,
conquista dell'inutile?

Qualcuno la chiamerebbe «la conquista dell'inutile», ispirandosi al libro di Lionel Terray, ma per chi conosce la sensazione che si prova ad arrivare in vetta a una montagna il termine «inutile» appare fuori luogo. Mount Rainier, 4392 metri, è uno stratovolcano inattivo ubicato nello stato di Washington nell'angolo Nord Ovest degli Stati Uniti.

Fa parte dell'arco vulcanico delle Cascade e si innalza imponente per 4.027 m sopra il livello della prateria sottostante, il che lo rende la montagna più alta a livello topografico degli Stati Uniti e perfino del K2. La montagna ha due vette separate da un grande cratere riempito da ghiacci eterni.

È considerato il Monte Bianco degli Stati Uniti per la sua bellezza e per il livello tecnico richiesto per raggiungere la vetta e, anche se più basso del Monte Bianco, il Mount Rainier presenta difficoltá da non sottovalutare. Dall'inizio del percorso alla vetta i metri da salire sono circa 3.000 e nessun rifugio è presente lungo il percorso.

Venti impetuosi e freddi colpiscono la montagna provenienti direttamente dal vasto Oceano Pacifico ed è molto facile perdersi sulle selvagge pendici di questo enorme stratovolcano. Diversi ghiacciai lo ricoprono. Noi abbiamo deciso di salirlo dall'Ingraham Glacier, su per la cresta chiamata «Disappointment Cleaver».

A parità di «via normale», seppur più basso del Monte Bianco, il Mount Rainier presenta alcune difficoltà in più da non sottovalutare. Venti freddi provenienti dalle coste Pacifiche lo tempestano di continuo e la scalata è resa ancor più dura dalle due tappe di 1.500 metri di dislivello l'una, di cui una da farsi con zaini carichi di tutta l'attrezzatura da bivacco e da ghiacciaio.

Abbiamo lasciato la nostra tendina al campo avanzato all'una di notte e sotto un cielo con un milione di stelle abbiamo cominciato la salita. Raggiunta la cresta principale ci ha sorpreso un forte vento con temperature polari che ci hanno succhiato gran parte delle energie. Molte cordate hanno deciso di rinunciare.

Noi da buoni bergamasco-danesi abbiamo optato per la caparbietà. Alle 5.30 del mattino eravamo i primi ad alzare le picozze in vetta, provati dal freddo, ma soddisfatti. In discesa la montagna ci ha regalato un panorama mozzafiato e un sole caldo per alleviare le abrasioni accumulate in salita.

A ognuno la libertà di trarre la propria conclusione. Per noi assaporare la vetta dopo una dura scalata cancella dal vocabolario la parola «inutile». Ora diretti verso la California per scalare il Mount Whitney, 4.421 metri, sperando che l'adiacente deserto mitighi un po' di più le temperature. Alla prossima.

Marco Ponti

m.sanfilippo

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