Buche da un milione

di Giorgio Gandola
Cacciatori di buche. La fantasìa amministrativa italiana non ha confini; a Hollywood c’erano gli acchiappafantasmi (ma si trattava di cinema), a Palermo vengono battezzati gli specialisti in voragini stradali. Il problema è che è tutto vero.

Cacciatori di buche. La fantasìa amministrativa italiana non ha confini; a Hollywood c’erano gli acchiappafantasmi (ma si trattava di cinema), a Palermo vengono battezzati gli specialisti in voragini stradali. Il problema è che è tutto vero.

Il Comune del capoluogo siciliano ha deciso di far contare, fotografare e monitorare le buche di strade e marciapiedi a una società che si chiama Rap, Risorse Ambiente Palermo, con un contratto che prevede l’esborso annuo di un milione e 56.000 euro, un investimento finalizzato «all’individuazione e registrazione dei degradi». Così è specificato nel protocollo, dal quale si evince che la riparazione non è compresa e toccherà in un secondo tempo al Comune stesso con ulteriore spesa per il contribuente.

Se la trovata è singolare e ci provoca una botta di nostalgìa per il camioncino con l’asfalto e l’operaio con la pala che fermava il traffico per rattoppare la buca, la descrizione del lavoro dei tecnici «trovabuche» lo è ancora di più. Si tratta di una squadra di dodici persone suddivise in tecnici di concetto e autisti che si occuperanno delle superfici viarie. I tecnici viaggeranno a bordo di auto dotate di computer e telecamere per individuare le buche e catalogarle. E gli autisti guideranno. Per i marciapiedi entreranno in scena altri tecnici armati di tablet e palmare. Anch’essi saranno accompagnati sul posto da auto con autista. C’è da aggiungere che Palermo è un colabrodo e il Comune spende tre milioni l’anno di risarcimenti ai cittadini coinvolti in incidenti. Così, invece di riparare le buche, ha deciso di fotografarle.

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