Europa senza prefisso

Europa senza prefisso

«L’Europa? È un nano politico perché non ha un prefisso telefonico. Quando hai bisogno non sai chi chiamare». Lo diceva Henry Kissinger trent’anni fa e gli accadimenti di questi giorni sulla gestione della grande tragedia umanitaria dei profughi gli danno ragione.

È del tutto inutile girarci attorno, l’Europa come entità politica e morale non funziona. Nove Paesi hanno sospeso Schengen, hanno chiuso le frontiere e hanno alzato muri senza il timore di sanzioni che non esistono. Per Bruxelles è molto più grave sforare di un decimale nel rapporto deficit-pil, allora sì che si rischia l’ergastolo comunitario. Altri Paesi sono contro le quote dei migranti, altri ancora (come l’Austria e la Slovenia) stabiliscono tetti minimi a piacimento infischiandosene bellamente di Juncker, dei trattati e dei diritti dei vicini di casa. Gli scandinavi hanno cominciato rimpatrii di massa e per non farsi mancare nulla hanno introdotto la raffinata regola della confisca dei miseri averi (un orologio, una catenina o quattro monete) ai richiedenti asilo per «finanziare il loro sostentamento».


Due Paesi si sono finora sacrificati in prima linea: Italia e Grecia. Ma Bruxelles non se n’è accorta e preferisce elargire miliardi (finora sono sei) alla Turchia, subendone ogni ricatto, piuttosto che aiutare concretamente Roma e Atene. Al contrario chiede all’Italia di spiegare meglio la manovra finanziaria e alla Grecia di rientrare al più presto con le euro-rate per non rischiare nuove, devastanti procedure. L’Europa è solo una moneta lanciata per aria. Testa o croce?

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Commenti (6) Regolamento Commenti: Prima di commentare gli utenti sono tenuti a leggere il regolamento del sito. I commenti che verranno ritenuti offensivi o razzisti non verranno pubblicati e saranno cancellati. Accedi per commentare
giancarlo chiari scrive: 11-03-2016 - 11:46h
i politici capaci si trovano quando il livello medio dell'istruzione cresce e questo purtroppo non è il caso dell'Italia, che potrebbe essere definita con la Grecia patria degli ideali democratici e del sogno europeo nato con la filosofia greco romana r la sua arte, ma come la Grecia abitata da smemorati che fanno ricordare il Leopardi quando pregava il cardinale Mai di risvegliare le antiche virtù. Tocca a tutti darsi da fare, a partire dal basso perché è lì che si crea il consenso democratico se c'è istruzione e cultura, popilista demagogico se mancano una e l'altra
giancarlo passalacqua scrive: 11-03-2016 - 07:50h
Egregio dir.Gandola,non so se avrò ancora la voglia di scrivere,mi sto convincendo che il mondo e gli eventi si svolgano in modalità e ritmi a volte indipendenti dalle volontà degli uomini . In questo momento storico ,secondo me, il problema più grande, capace di innescare la catastrofe è l'emigrazione di masse che per numero e problematiche diverse ci sta sfuggendo di mano . Risolvere questo problema non è facile, però penso , che se i leader Europei,papa Francesco e gli Imam presenti in Europa facessero appelli a non emigrare perché l'Europa rischia il collasso , otterrebbero risultati più efficaci dei bombardamenti e dei muri di filo spinato ,temo che l'esortazione all'accoglienza possa avere effetti negativi e contrari a quelli che si propone .
brenva
Francesco Rozzoni scrive: 10-03-2016 - 20:44h
Grazie Prodi per il megapacco che ci hai tirato.Chissà se avrà ancora il coraggio di farsi vedere in giro e predicare
CORRADO MOIOLI scrive: 10-03-2016 - 19:09h
Penso che la speranza di diluire i vari debiti statali in una cassa comune pagando eventualmente un cambio iniziale sfavorevole sia stata una speranza vana. Ci siamo trovati con un cambio vergognoso basti pensare che un marco nel 2000 valeva 990 lire, il cambio in euro è stato marco 1 euro 1, lira 1936. Da questo punto parte la più grande ingiustizia finanziaria che poteva capitarci, il costo della vita raddoppiato le entrate invece calcolate con cambio euro. L'impossibilità di svalutare per aumentare l'esportazione, regole ferree su import ed export, importiamo arance, limoni, cachi, formaggi. Esportiamo ferro che compriamo dal Belgio e dalla Germania, a volte mi domando ma fanno finta, dietro c'è un qualcosa che ci sfugge, o è proprio come penso che è meglio non dire. Domanda è così difficile trovare qualcuno che pensi anche ai nostri interessi, egoisticamente, come gli altri stati.
Graziano Rosponi scrive: 11-03-2016 - 00:38h
Ohibò! E lo spirito comunitario? Non è ancora chiaro se Prodi avesse capito di cosa si trattava, e allora è stato disonesto, o non ha capito, e allora è stato un pirla. In tutt'e due casi la fregatura l'abbiamo presa noi.
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