Il passaporto di Livaja

Fischiare Marko Livaja per le sue prestazioni sul campo è legittimo. Livaja ha un grande talento, e lo sta purtroppo buttando via non solo con un rendimento largamente insufficiente, ma anche con una serie di comportamenti lontanissimi da quelli che si richiedono.

Fischiare Marko Livaja per le sue prestazioni sul campo è legittimo. Livaja ha un grande talento, e lo sta purtroppo buttando via non solo con un rendimento largamente insufficiente, ma anche con una serie di comportamenti lontanissimi da quelli che si richiedono a chi gioca da professionista in serie A. Fin qui, nulla di incredibile o di inedito. Un calciatore rende molto meno rispetto a quel che potrebbe, e la gente manifesta il suo scontento.

Quel che però è ingiusto, è attaccare e persino insultare Livaja per il suo passaporto. E questo, purtroppo, è stato fatto. Livaja ha reagito da bullo in campo, e ha insultato gli italiani su Facebook. Per questo è finito nella bufera e probabilmente da qui a fine stagione vedrà il campo solo in tv.

Ma non va dimenticato che alcuni “civilissimi” bergamaschi da mesi lo rendono bersaglio di facilissimi insulti razzisti. E questo non è tollerabile nei confronti di nessuno. Se ci s’indigna per la sbruffonata «anti-italiana» di Livaja, non ci può far finta di non vedere che altrettante sbruffonate anti croate sono riversate da mesi sulla bacheca facebook del giocatore atalantino.

Scorciatoia un po’ vigliacca, quella dell’insulto razzista. Anche perché i bergamaschi sono tanti, e Livaja è da solo, in terra straniera. A nessuno è mai venuto in mente di insultare Moralez in quanto argentino, quando giocava male. O Bellini perché di Sarnico, quando ha sbagliato qualche partita. E allora fischiate Livaja finché volete, ma lasciate in pace sua mamma e il suo passaporto. Quelli meritano rispetto, a prescindere.

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