Sorry

Scusate, abbiamo scherzato. Sono trascorsi solo due giorni dalla Brexit e già la bugia più grossa è venuta a galla come la paratia di un sommergibile affondato.

È bastato che la giornalista del programma «Good morning Britain», trovandosi davanti il leader del Leave, Nigel Farage, gli ponesse la più elementare delle domande: «Ora i 350 milioni che mandiamo ogni settimana alla Ue li useremo per la sanità pubblica?». Con quella frase, chi voleva abbandonare l’Europa ha tappezzato i muri del metrò, gli spazi pubblicitari nei luoghi pubblici, le fiancate degli autobus, per non parlare degli spot tv. Trecentocinquanta milioni di sterline la settimana, 1,4 miliardi al mese, l’equivalente del Times in piena, un fiume di soldi da destinare ai soli britannici, un motivo per mandare al diavolo tutti. Farage ha risposto: «È stato fatto un errore. Non posso garantire che tanto denaro andrà al servizio sanitario pubblico. Prometterlo è stato un errore. Da spendere nel sistema sanitario, o nell’istruzione o in quello che sia, abbiamo una decina di milioni di sterline». Allora la conduttrice l’ha incalzato: «Era solo propaganda?». E lui: «Non era un mio slogan».

Purtroppo è certa politica di oggi, che in assenza di idee e di soluzioni, si concretizza in una campagna elettorale permanente per ottenere il consenso degli scontenti. Anzi per dragarlo con la pesca a strascico, senza alcun rispetto degli elettori. Come a Sunderland, roccaforte del Leave con il 61%. In quella regione 40.000 persone lavorano (fra stabilimento e indotto) per la Nissan, che vende nei Paesi Ue il 70% di ciò che esce dalla fabbrica. E che davanti a frontiere e dazi potrebbe andare a produrre dove ci sono i clienti. Per informarsi bisogna tornare a fare un po’ di fatica, le bufale social non bastano.

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