Arte-terapia
per riabilitare

Arte-terapia per riabilitare

L'arte-terapia all'istituto Ospitale Magri di Urgnano
(Foto by *)

«Arcipelaghi verdi» è il nome del progetto di arte terapia che l'arte-terapeuta Daniela Bertuletti (danielabertuletti@yahoo.it) ha condotto con persone malate di demenza senile non complicata, all'istituto «Ospitale Magri» di Urgnano, grazie al fattivo interessamento dell'educatrice Marcella Cattaneo, dell'équipe medica dell'istituto e della presidenza dell'istituto stesso, che hanno approvato il percorso, concluso lo scorso aprile.

«La malattia degenerativa - spiega Daniela Bertuletti - colpisce l'interezza della persona, lasciandole la sensazione di essere frammentata, come un insieme di isole. Arcipelago, appunto. Ma i sentimenti non invecchiano mai, per questo sono verdi, cioè pieni di vita. La stagione piovosa ha contribuito a farci godere dell'intimità di uno spazio al chiuso (ma luminosissimo) e protetto, come il setting di arte terapia, un laboratorio dove non possono mancare i materiali artistici, mediatori eccezionali per facilitare l'emergere di qualità creative spesso bloccate o dimenticate, per veicolare la comunicazione non verbale, per rievocare ricordi, sensazioni e sentimenti».

«La memoria più arcaica, quella implicita - prosegue - , non viene infatti compromessa dalla malattia, che agisce invece sulla memoria recente. Con questo particolare tipo di utenza, infatti, l'efficacia del metodo risiede anche nel rievocare ricordi antichi. L'arte terapeuta ha il ruolo di creare l'atmosfera più giusta per far sentire l'utente a suo agio nel compiere un “viaggio” di maggior consapevolezza di Sé. È stato bello ed emozionante vedere come il dialogo con la materia permetta una relazione nuova, generatrice di vita, non solo con se stessi, ma anche con l'altro, sia questi un utente, un educatore, una figura professionale esterna alla struttura, ma profondamente interessata alla persona».

«Ricordo con simpatia - continua Daniela Bertuletti - lo stupore di V. che mi chiese: “Ma tu fai questo di lavoro?”. Chissà quali le motivazioni nascoste dietro una simile domanda. Forse il fatto che un lavoro che ha a che vedere con l'ascolto e l'empatia non possa essere considerato tale? Non saprei, fatto sta che lei se ne è giovata, se non altro per aver rievocato un'infanzia serena, seppur nella povertà, e per aver sublimato un sentimento di tristezza per una malattia di lunga data, attraverso la relazione, anche di gruppo. C'è chi si è dato la possibilità di inventare con il disegno una mappa della propria città natia,lontana, nel tempo e nello spazio, ma viva dentro il proprio cuore; chi ha voluto fare ritorno a casa, nel tentativo di riparare un vuoto profondo; chi ha celato i propri contenuti emotivi attraverso la riproposizione della stessa immagine, evocativa delle proprie radici».

«L'arte terapia - conclude - nasce nella seconda metà del XX secolo, inizialmente per i reduci dal fronte dell'ultima guerra e successivamente per i malati psichiatrici. Oggi gli ambiti di applicazione si sono ampliati ed è utilizzata nella cura, nella prevenzione, nella riabilitazione psico-sociale, con utenti di diversa età e differenti situazioni, non solo patologiche, ma anche di benessere».

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