Il caso AlbinoLeffe: «Oltre sei milioni
su quel pareggio con il Piacenza»

Sei milioni e mezzo di euro giocati sul pareggio di AlbinoLeffe-Piacenza del 20 dicembre 2010. A segnalarlo è stata, la scorsa estate, nel pieno dei processi sportivi, la commissione del Regno Unito che controlla le scommesse. «In occasione dell'incontro che si è svolto a Bochum (Germania) il 29-30 giugno e della riunione Europol che si è svolta all'Aja il 13-14 luglio 2011 - scrive il gip di Cremona nell'ordinanza - la United Kingdom Gambling Commission, organo di controllo del settore delle scommesse nel Regno Unito, ha segnalato che, tramite il gestore inglese di scommesse Betfair, erano confluite sulla partita del campionato di calcio italiano di serie B AlbinoLeffe-Piacenza, disputata il 20 dicembre 2010, puntate per sei milioni e mezzo di euro giocate quasi interamente sul pareggio.

La gara era infatti terminata con il pareggio e l'inconsueto punteggio di 3-3. Normalmente partite simili, tra squadre non di prima grandezza, attirano invece scommesse, sul sito inglese, per non più di cento-centocinquantamila euro». Il gip si chiede quindi cosa possa avere attirato gli scommettitori su un incontro così poco significativo.

«La risposta sembra essere una sola e cioè che la prestazione delle due squadre, emerse più volte, nel corso di queste indagini, come composte anche da giocatori "malleabili", era stata oggetto di accordi e di un risultato finale direzionato e manipolato». Le indagini della procura di Cremona sono state portate avanti con la collaborazione delle polizie di quattro continenti. Quelle croate, scrive il gip, «hanno svelato l'alterazione o il tentativo di alterazione della genuinità di 5 partite del campionato della serie B italiana, della stagione 2009-2010, realizzate tramite l'intermediazione di Gegic Almir, con la diretta partecipazione di Gervasoni Carlo e Pellicori Alessandro, entrambi militanti nel Mantova, nonché di Carobbio Filippo, Joelson Inacio José, Conteh Kewullay e Acerbis Paolo, all'epoca tutti calciatori del Grosseto ed ex AlbinoLeffe». «In particolare – continua il gip – Gervasoni, Carobbio e Conteh hanno militato contemporaneamente nella compagine bergamasca nelle stagioni 2007-2008 e 2008-2009; arco temporale quindi perfettamente coincidente con la progressione criminale in Italia del Tan Seet Eng (il capo dell'organizzazione di Singapore, ndr) e con le documentate presenze in Italia del cittadino asiatico (presenze in albergo e su voli da Singapore a Milano)».

Le partite sono Cittadella-Mantova, Ancona-Grosseto, Brescia-Mantova, Grosseto-Reggina ed Empoli-Grosseto. La «gola profonda» del filone internazionale del calcioscommesse, Wilson Ray Perumal, componente dell'organizzazione di Singapore, è stato interrogato in Finlandia, dove è agli arresti. È stato lui a raccontare delle partite truccate dell'AlbinoLeffe. Perumal era uno degli «azionisti» e veniva remunerato anche nel caso in cui non avesse partecipato all'organizzazione delle combine. La partecipazione di Tan Seet Eng nel match-fixing in Italia, secondo Perumal, «trae spunto dall'infiltrazione nel contesto societario e sportivo dell'AlbinoLeffe tramite il sicuro riferimento dei sodali Lalic (Dino, esponente degli slavi) e Suljic (Admir, anche lui degli slavi, entrambi colpiti dall'ordinanza, ndr)».

Nell'interrogatorio, Perumal spiega: «Eng e i membri del suo gruppo hanno soltanto truccato partite giocate da Albinoleffe e realizzato scommesse illecite mediante i risultati ottenuti. Io so che Suljic e Lalic si occupavano della manipolazione e dei contatti con i calciatori. Eng aveva fondi per puntare sui risultati alterati e per scommesse illecite. Credo che ci fossero stati addirittura dirigenti di AlbinoLeffe coinvolti, proprio perché Eng e gli altri membri del suo gruppo erano sicuri che le partite manipolate avrebbero dato risultati che aspettavano e perché Eng aveva tanti soldi che poteva investire addirittura un milione». Ieri abbiamo contattato l'AlbinoLeffe, che non ha voluto commentare, ribadendo i contenuti del comunicato di lunedì in cui la società si dichiarava totalmente estrenea a queste vicende.

Katiuscia Manenti

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