«È il momento più brutto
dell'atletica bergamasca»

L'atletica bergamasca è ancora in lacrime, la ferita stenta a rimarginarsi, e anche se un giorno si cicatrizzerà nulla sarà come prima: «Il no olimpico a Matteo Giupponi, Marta Milani e Marco Vistalli è il momento più brutto dell'ultimo decennio. Un macigno su cuore, movimento e morale». Già, sotto ai tacchi anche di buona parte mondo sportivo e istituzionale bergamasco.

Dante Acerbis è l'attuale presidente della Fidal Bergamo, dai tricolori di Bressanone se n'è tornato idealmente con un bottino di dieci medaglie (staffette incluse), ma da domenica sera la voglia di sorridere è zero: «Perché le scelte fatte in chiave olimpica sono incomprensibili, e l'applicazione delle regole è stata difforme - dice lui, 61 anni, in carica da quattro -. Ripicche? Preferisco pensare che il problema stia solo e esclusivamente nell'incapacità di saper valutare: è noto che la Federazione non sta vivendo momenti facili».

Difficile non ricordare anche il caso Fofana (Eurojr della stessa estate), precedente che fa nascere un interrogativo. Ma a livello federale, la nostra provincia conta meno della Longobarda di Oronzo Canà ai tempi di Moggiopoli? «Siamo gente che pensa soprattutto a lavorare, proporre, organizzare, ma a volte servirebbe qualche sorriso e contatto in più - continua lui, dalla scorsa primavera presidente dell'Atl Bergamo 59 Creberg (società in cui sono cresciuti i tre mancati olimpionici, ndr) -. Per noi sono i giorni più brutti dell'ultimo decennio: questi atleti rappresentano dei modelli per tutti i ragazzi del vivaio, vederli delusi e in lacrime fa male».

Buona cosa, per Acerbis sarebbe sedersi a un tavolo, perché il sogno olimpico è svanito, ma il ripetersi di certi errori rischia di diventate un incubo: «Penso al caso di Vistalli, il cui problema fisico non è stato seguito come sarebbe stato opportuno fare - dice in chiusura -. Se l'obiettivo è quello di avere atleti d'élite, servono anche le condizioni per renderli tali».

Del no al marciatore Matteo Giupponi (aveva il minimo A), la Fidal ha scaricato la responsabilità sul Coni. Questione di costi, fra le ipotesi, ma non accennatelo a Valerio Bettoni, presidente del Coni bergamasco: «Sarebbe il colmo. Queste mancate convocazioni sono la conferma che Roma centralista prende decisioni con poca sensibilità per le realtà locali che operano sul territorio».

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