L'Italia con Peluso e Gabbiadini:
per gli atalantini prove positive

Certo, siamo di parte. Ma ciò non scalfisce di una sola virgola orgoglio e quantità industriale di soddisfazione nell'aver ammirato in azzurro la bellezza di tre atalantini. Valore aggiunto, peraltro megafonabile ad altissimo volume, la piena sufficienza alla prestazione di Peluso, di poco inferiore a quella di Gabbiadini.

Non valutabile invece Schelotto, schierato solo nei minuti finali. Una prova giudicata, dunque, positiva per i due nerazzurri, addirittura nel ruolo di esordienti.

Che Peluso sapesse assolvere disinvoltamente l'esame internazionale in pochi, riteniamo, nutrivano dubbi. Il palpabile rendimento offerto nel campionato scorso e una piena maturità tecnica-fisica costituivano, del resto, il convinecente lasciapassare alla corte del commissario tecnico bresciano.

Differente il discorso su Manolo. Razionale chiedersi, alla vigilia dell'importante appuntamento, come avrebbe risposto sul campo un ventunenne con nelle gambe e nella mente scarsi minutaggi nel passato campionato.

Immedesimandoci in lui saremmo, con ogni probabilità, ricorsi alla psicanalisi. Non avendo, invece, sfigurato all'atto pratico è la conferma delle sue effettive potenzialità.

Di sicuro Prandelli, e scusate se è poco, non si sarà pentito della convocazione (vale pure per Peluso): l'equivalente di una tenuta in considerazione per il futuro.

Inutile nascondere, a questo punto, quanto dispiaccia non continuare ad applaudire la premiata coppia con la maglia atalantina: a vietarlo sono le leggi, o meglio le esigenze, del bilancio, puntuali a mandare impietosamente in fumo sentimentalismi. E chi più ne ha ne metta.
Arturo Zambaldo

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