Atalanta, basta il punto-salvezza
o possiamo puntare più in alto?

Accontentarsi del punto-salvezza domenica col lanciato Genoa? Ne varrebbe la pena tirando in ballo l’aritmetica, non così per altre ragioni. Domanda: perché mai giocare con il freno a mano e non sfruttare il momento «sì» al quale ci ha abituato mister Edy Reja dal giorno del suo arrivo a Zingonia (flop interno col Torino a parte)? Sarebbe un vero peccato, cioè, non rivedere la divertente e concreta Atalanta specie delle ultime gare con Lazio e Napoli.

Ce ne andrebbe, tra l’altro, dell’acquisita positiva immagine dello stesso allenatore che, al cento per cento, rimarrà nerazzurro nella prossima stagione sportiva (contratto già sottoscritto). Inoltre, accaparrando l’intera posta in palio con l’undici di Gasperini si arriverebbe a quota 39 con altre due partite da disputare (a Verona col Chievo e a Bergamo col Milan). Come a dire che si potrebbe arrivare alla sera del 31 maggio anche a 40 se non di più.

Ma cosa cambierebbe? Per gli amanti dei confronti (e se ne contano in numero abbondante) ricordiamo che il «mai dimenticato» Stefano Colantuono totalizzò al termine del girone di andata 20 punti e in quella occasione in parecchi auspicarono lo stesso bottino nel ritorno, l’equivalente, cioè, di una permanenza in serie A blindata con gli interessi. Adesso, però, c’è chi invoca, per i restanti 270 minuti (recuperi esclusi) di gioco l’innesto dei giovani e qualche esperimento tecnico-tattico in proiezione prossima-futura.

Tesi, questa, che sta in piedi ma che fa, spesso e volentieri, a pugni con l’obiettivo di collezionare ancora punti immediati. In altre parole, non è possibile avere la botte piena e la moglie ubriaca. Dovessimo scegliere privileggeremmo i risultati di giornata corredati, se possibile, con lo spettacolo ai qualsivoglia test. Via alle inevitabili discussioni...

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