Il comando per un cane? Badate, non è una supplica

Il comando per un cane?
Badate, non è una supplica

Quando si parla di educazione di base del cane, giocoforza si passa da una serie di comandi (seduto, terra, resta ecc.), che vengono insegnati e attraverso i quali si costruisce l’ubbidienza e si raffina il concetto di leadership da impostare fin dai primi giorni in cui il nostro nuovo compagno peloso ha varcato la soglia di casa nostra

Quando si parla di educazione di base del cane, giocoforza si passa da una serie di comandi (seduto, terra, resta ecc.), che vengono insegnati e attraverso i quali si costruisce l’ubbidienza e si raffina il concetto di leadership da impostare fin dai primi giorni in cui il nostro nuovo compagno peloso ha varcato la soglia di casa nostra. Mi rendo conto che la parola «comando» può stridere non poco con i moderni concetti della cinofilia, basati sul rispetto dell’animale e non sul suo sfruttamento, ma è proprio da lì che si passa; se mai ciò su cui porre l’attenzione è il metodo attraverso cui si giunge all’esecuzione dello stesso.

Dato per scontato che parliamo di metodologia di lavoro gentile (che già di per sé elimina ogni forma di coercizione fisica attraverso strumenti quali collari a strangolo o altre diavolerie simili), il compito di un buon istruttore è innanzitutto fare in modo che il cane apprenda il più possibile piacevolmente, attraverso un «rinforzo» che poi andrà gradualmente tolto, e stando attenti allo stress, operando sempre in condizioni di assoluta positività.

Non meno importante però, è anche insegnare al proprietario ad approcciare correttamente il cane, è un passaggio fondamentale -anche se nella letteratura cinofila se ne parla davvero poco- perchè attraverso posture, gesti e voce spesso ci si trova a giocarsi una buona parte della credibilità nei confronti dell’amico con la coda. Mi capita spesso di incontrare proprietari che si trovano in difficoltà nel farsi ubbidire dal proprio cane, e quando vado a toccare con mano la situazione, credetemi, quasi mai mi imbatto in bestioni impettiti stile «molosso di Tom e Jerry», il problema risiede per lo più nel modo che ha il «padroncino» di impartire i comandi al cane. A volte sembra una vera e propria supplica, sia nel tono di voce che nella posizione del corpo. Ecco perchè anche il mite shih-tzu sembra far finta di niente... Come si può pretendere di essere credibili?

Faccio sempre un esempio in questi casi, ricordando come la mia maestra alle elementari riusciva ad ottenere attenzione e disciplina. Era molto buona e materna con noi alunni, non l’ho mai sentita alzare la voce, era il suo modo di porsi nei nostri confronti a fare la differenza, un atteggiamento fatto semplicemente di «dolce fermezza». A distanza di tanti anni, avendo felicemente intrapreso questa professione, cerco di far capire a tanti proprietari che, anche con il cucciolo di casa, è spesso il giusto atteggiamento a fare da spartiacque tra un cane educato ed uno ingestibile.

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