Il Natale precario dei supplenti
«In 500 senza stipendio a Bergamo»

La denuncia della Cisl bergamasca: anche quest’anno saranno in molti a trascorrere un Natale senza stipendio.

In provincia di Bergamo, centinaia di insegnanti precari incaricati di supplenze più o meno lunghe non vengono pagati da settembre per intoppi burocratici e fondi insufficienti. In realtà, i pagamento avvengono a «macchia di leopardo»: a qualcuno è capitato di vedersi pagata una quota relativa a ottobre, ma non ha ancora visto né settembre, né novembre, per non parlare di dicembre e della parte relativa alla tredicesima. Lena Gissi, segretario generale nazionale Cisl Scuola documenta: «Sappiamo di istituti dove i presidi o le segreterie anticipano di tasca propria i soldi perché insegnanti non arrivano a fine mese. C’è gente che si rivolge persino alla Caritas».

Proprio martedì 22 dicembre il governo ha assicurato la «certezza della retribuzione», ma con una circolare dei ministeri di Istruzione e Tesoro si prevede che le scuole mettano in pagamento quanto dovuto non prima della metà di gennaio. Anche alla vigilia delle feste, dunque, il quadro resta incandescente con i sindacati sul piede di guerra e il mondo della scuola in fibrillazione. «Dopo i tanto declamati buoni propositi – dice Silvana Milione, reggente della Cisl Scuola Bergamo - la notizia che per almeno 500 docenti supplenti del personale della scuola della nostra Provincia ci sarebbe stato un Natale “precario” è una dura realtà. Nonostante tutti i migliori auspici, infatti, la storia si ripete: anche quest’anno saranno in molti, non solo in provincia di Bergamo, a trascorrere un Natale senza stipendio dopo aver lavorato magari anche in più scuole, abbandonato i luoghi di residenza e svolto le attività didattiche tamponando inefficienze e mancata visione di futuro. La dignità a volte non permette di gridare in piazza, ma non si può sottacere il fatto che dopo tanti anni non ci si sia ancora preoccupati di dare soluzione ad un problema che non cala improvvisamente dal cielo. Noi, tuttavia, non vogliamo allontanarci dall’idea che le soluzioni ai problemi si trovino attraverso il dialogo: vogliamo, perciò, sperare che i contenziosi non diventino la prassi corrente per l’affermazione dei diritti ma che i diritti trovino, d’ora in poi, naturale riconoscimento».

Per questo, infatti, la Cisl porterà al tavolo col governo esempi concreti: «Le persone ogni giorno vengono nelle nostre sedi a raccontarci il dramma che stanno vivendo a fronte di scadenze di pagamenti che non possono onorare. La riforma della scuola e l’innovazione dei sistemi di pagamento non sono serviti a nulla. I tribunali saranno sommersi da migliaia di contenziosi».

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