Tasi, le famiglie risparmiano 60 milioni E Bergamo non aumenta le tasse - Mappa

Tasi, le famiglie risparmiano 60 milioni
E Bergamo non aumenta le tasse - Mappa

Quest’anno i cittadini non dovranno pagare la Tasi. La tassa sulla prima casa – come promesso da Matteo Renzi – è stata abolita e i Comuni se la vedranno restituire dal governo. Fatti due conti si tratta di 60 milioni di euro risparmiati per i bergamaschi di città e provincia, 11 milioni solo a Bergamo. L’infografica con il gettito dei primi dieci Comuni della provincia.

Una buona notizia per i contribuenti, un po’ meno per gli enti locali da sempre abituati a poter gestire in proprio il tributo, che per Palafrizzoni equivale alle risorse utilizzate per pagare l’intero settore dei Servizi sociali in un anno. L’abolizione della tassa sull’abitazione principale per gli italiani un risparmio di 3,4 miliardi. La legge di Stabilità ha previsto anche altri sgravi Imu (terreni agricoli, abitazioni affittate a canone concordato per esempio) mentre i possessori di seconde case continueranno a pagare il tributo sull’abitazione.

Per quanto riguarda Bergamo la partita Tasi-sgravi ha un valore di circa 12 milioni, pari al 14, 4 per cento delle entrate tributarie e al 9,3 delle entrate correnti totali. Questo vuol dire un risparmio medio per famiglia (in città sono 40 mila i contribuenti Tasi) di 216 euro all’anno. Considerando invece tutti i Comuni bergamaschi gli sgravi valgono 8 milioni, che portano il conto totale del risparmio a 68 milioni.

«Il minor gettito sarà integralmente restituito ai Comuni e le cifre dei relativi stanziamenti sono state concordate con Anci» rassicura il parlamentare del Pd Antonio Misiani, componente della commissione Bilancio a Montecitorio. Le modalità di compensazione sono state chiarite. «Vengono rivisti i criteri di ripartizione del Fondo di solidarietà comunale, aumentando la quota attribuita secondo capacità fiscali e fabbisogni standard» spiega Misiani. Il Fondo, alimentato da una quota del gettito Imu, ha un obiettivo «solidale», di limitare le disuguaglianze tra città «ricche» e quelle «povere».

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