Una canzone, un libro, uno spettacolo  I ragazzi coraggiosi seminano speranza
Alcuni dei componenti del gruppo

Una canzone, un libro, uno spettacolo

I ragazzi coraggiosi seminano speranza

Dall’esperienza di un papà è nato un gruppo di giovani che si aiutano a vivere al meglio anche la malattia.

«Sperare - scrive Alessandro D’Avenia ne “L’arte di essere fragili”, in un immaginario dialogo con Leopardi - non è il vizio dell’ottimista, ma il vigoroso realismo del fragile seme che accetta il buio del sottosuolo per farsi bosco». I B.Livers, ragazzi ostinati e coraggiosi, in cura per patologie croniche gravi come il cancro e l’Hiv, l’hanno sperimentato sulla propria pelle; la loro esperienza dimostra che è davvero possibile accettare la parte più oscura della vita e trasformarla in un punto di forza.

Il nome che si sono dati contiene tre parole: essere (Be), vivere (live), credere (believe); sono i tre pilastri dell’attività di questo gruppo, nato a Milano dall’iniziativa di Bill Niada, imprenditore sociale con una storia particolare: «Ho avuto una bambina, Clementina - racconta - che è stata malata di tumore per sette anni. Abbiamo cercato di curarla in Italia, poi in giro per il mondo, per riportarla alla fine in Italia. Purtroppo non è stato possibile farla guarire».

Dopo la sua morte, nel 2004, Bill, che lavorava nel mondo della moda, ha cambiato completamente vita, ha messo la sua creatività imprenditoriale a servizio di altre persone malate come sua figlia, per aiutarle, con umiltà, a vivere meglio il tempo della malattia, a non soffrire di solitudine. «Abbiamo creato una fondazione - continua Bill - che si chiama Magica Cleme. Nel lungo periodo della malattia di mia figlia abbiamo capito come fosse importante poter aiutare le famiglie con un bambino malato, come la nostra, a trascorrere bene il tempo con il proprio figlio, in ospedale e fuori. Abbiamo quindi dato vita prima di tutto a un gruppo che li porta a divertirsi: ogni weekend organizziamo qualcosa di diverso».

Come scrive Dag Hammarskjold, «non ci è dato scegliere la cornice del nostro destino, ma ciò che ci mettiamo dentro è nostro»: accade così che la strada di Bill Niada si arricchisca, quasi per caso, di una nuova sfida. «Alcuni ospedali con cui stavamo collaborando ci hanno chiesto di aiutarli con una campagna di comunicazione mirata sui giovani tra i 17 e i 24 anni malati di tumore, che, contrariamente a quanto pensano in molti, vengono ancora curati negli ospedali pediatrici. Noi per attirare l’attenzione abbiamo pensato di creare una collezione di moda. Sono stati i ragazzi che abbiamo coinvolto a scegliere il nome B.Live, e hanno voluto inserire nel logo un bullone al posto del punto perché è un elemento forte, che lega e tiene insieme».

Da un’idea, come spesso accade, ne nasce un’altra, e così questo progetto invece di esaurirsi con una sola iniziativa è cresciuto, si è moltiplicato: «Abbiamo creato una nuova fondazione, “Near”, finanziata da un’impresa sociale, che lavora per sostenerne le attività. Il progetto B.live continua ad occuparsi di giovani con gravi patologie: noi offriamo loro la possibilità di coltivare le loro passioni e possibilmente di trasformarle in un lavoro che permetta di entrare nella seconda parte della vita».

Sono nate una canzone, «Nuvole d’ossigeno» scritta con Faso di Elio e le storie tese, poi una collezione di gioielli a forma di bullone, una borsa B.Live in collaborazione con Coccinelle, una giacca «B.Live tecno chic» realizzata con Max Mara, e molto altro ancora. «I ragazzi - spiega Bill - lavorano con le aziende e trasferiscono in quello che fanno molte emozioni, un punto di vista diverso, danno un senso nuovo a ciò che l’azienda fa. La loro, quindi, non è un’attività rivolta soltanto a ottenere profitti, ma contribuisce a mostrare che nonostante la malattia ce la possono fare, mettendocela tutta, e ottenere risultati meravigliosi».

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