«Una scuola di qualità rilancia il lavoro»
L’intervista al ministro Valeria Fedeli

Il ministro dell’Istruzione: l’agenda digitale centrale per il Paese, serve un nuovo patto con famiglie e studenti.

Il ministro dell’Istruzione, università e ricerca, Valeria Fedeli, è soddisfatta per l’approvazione in Parlamento della legge contro il cyberbullismo e nell’intervista rilasciata a «L’Eco di Bergamo» durante gli Stati generali della scuola digitale ha toccato il tema nel contesto del rapporto tra studenti e tecnologie. «Il cyberbullismo è un tema serissimo da non sottovalutare e da contrastare – spiega –. Approvata la legge, come ministero ci muoveremo con le scuole. I referenti coordineranno le iniziative di prevenzione e di contrasto del cyberbullismo, anche in collaborazione con le Forze di polizia e le associazioni del territorio e dei centri di aggregazione giovanile».

Ministro, proprio a Bergamo ha annunciato lo stanziamento di 8 milioni e 400 mila euro per finanziare gli animatori digitali. «Mi sembrava giusto dare l’annuncio nella città che è stata tra le prime a muoversi sulla didattica digitale e che, come scuola e come territorio, mostra di crederci. L’agenda digitale è centrale per lo sviluppo del Paese». La legge 107 ha causato lo scorso anno un’eccessiva transumanza di docenti. La scuola bergamasca, che è già storicamente esposta al turn over, ha sofferto molto.

Possiamo sperare ora, con le 15.100 trasformazioni in organico di diritto, in una maggiore stabilità?
«Ai 15.100 mila posti concordati con il ministero dell’Economia e della Finanze vanno aggiunti all’organico di diritto i 20 mila posti di turn over e i 52 mila di posti vacanti. Di sicuro, là dove ci sono più studenti, si dovrà corrispondere in modo adeguato sia per i docenti sia per i dirigenti. Stiamo lavorando con i direttori regionali e provinciali per la distribuzione dell’organico trasformato. L’anno scolastico deve cominciare con tutti i docenti. Evidentemente non sono eliminate del tutto le supplenze, ma vogliamo creare per settembre una situazione il più possibile stabile».

Tuttavia anche il 2017-18, per quanto riguarda la mobilità e il reclutamento, sarà un anno di transizione.
«Ma quest’anno la mobilità non è obbligatoria e totale ma volontaria e parziale. L’obiettivo finale è la stabilità con contratto triennale». La legge 107 ora ha tutti gli otto decreti attuativi firmati. Non è stato facile arrivarci. «Manca ora solo il testo unico di tutte le norme della scuola. Tutte le deleghe sono importanti, quella sull’integrazione del percorso educativo «zerosei», il nuovo reclutamento dei docenti che va accompagnato dalla consapevolezza pubblica dell’importanza del ruolo educativo. La delega sull’inclusione riconosce le diversità come strumenti di crescita collettiva e riqualifica l’insegnante di sostegno, compresa la continuità educativa quando il rapporto con lo studente disabile è positivo. Abbiamo fatto un buon lavoro con la conferenza Stato-Regioni sull’integrazione della formazione professionale ma dobbiamo continuare a lavorare su diritto allo studio e contro la dispersione».

L’alternanza scuola- lavoro a Bergamo e in generale in Lombardia è molto sentita, ma non dappertutto è stata compresa.
«A settembre avremo, in collaborazione con il ministero del Lavoro, un migliaio di tutor che faranno da facilitatori tra i tutor scolastici e territorio per la costruzione di progetti di alternanza significativi».

A suo giudizio, fatta la 107, quali sono le urgenze?
Continuare il dialogo con le persone e le organizzazioni che concretamente devono poi darle attuazione. Poi la macchina del reclutamento, un nuovo patto con le famiglie sui comportamenti degli studenti, l’educazione alla cittadinanza, le abilità trasversali. E la lotta alla dispersione, ancora troppo alta».

Gli Stati generali digitali sono stati dedicati al rapporto scuola-industria 4.0. Condivide?
«Attraverso il digitale dobbiamo puntare alla qualificazione dell’intero sistema formativo, in linea con gli obiettivi previsti dallo sviluppo sostenibile. L’agenda dell’Onu 2030 fa della scuola di qualità il punto di svolta dello sviluppo economico e del lavoro. Il dialogo fra conoscenze e competenze sbocca qua».

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