Unesco, dopo le Mura anche la... pizza
Bergamo appoggia la nuova candidatura

La pizza patrimonio Unesco? Anche Bergamo scende in campo e non pensa solo alle Mura. Confesercenti Bergamo sostiene così la raccolta firme per salvaguardare la ricetta napoletana. Del resto in Bergamasca il settore conta più di 1.500 locali per un totale di almeno 8 mila addetti. Perchè «da noi la pizza è amata come la polenta, è un piatto popolare ma elegante».

Dopo le Mura, Bergamo scende in campo per inserire tra i patrimoni Unesco anche… la pizza. Il simbolo indiscusso della cucina cultura italiana nel mondo è infatti una ricchezza da difendere dagli «effetti collaterali» della globalizzazione, che spargono ovunque cattive imitazioni.

Ma la vera pizza è solo quella italiana (e napoletana in primis), per questo il sistema Confesercenti aderisce con convinzione alla petizione #pizzaUnesco, che si prefigge di raccogliere un milione di firme per sostenere la Campagna di riconoscimento dell’arte dei pizzaioli napoletani come patrimonio immateriale dell’umanità da parte dell’Unesco.

La pizza napoletana, unico tipo di pizza italiana riconosciuta in ambito nazionale ed europeo, è infatti già ufficialmente riconosciuta come Specialità tradizionale garantita della Comunità Europea. Il riconoscimento da parte dell’Unesco proteggerebbe in tutto il mondo la pizza e l’economia ad essa legata, mettendo in fuorigioco le imitazioni. Riconoscere la pizza è quindi un’occasione unica per salvaguardare uno dei prodotti gastronomici made in Italy più importanti, da sempre apprezzatissimo anche dai bergamaschi.

Lo dimostrano i numeri: tra città e provincia si contano più di 1.500 pizzerie. Un settore che, secondo le stime di Confesercenti, impiega almeno 8 mila persone.

Per questo anche Confesercenti Bergamo sostiene con convinzione l’iniziativa: non si tratta di tutelare solo un piatto squisito ma anche imprenditori e lavoratori. «L’Unesco premia anche i beni immateriali, come ad esempio la dieta mediterranea, perché fa bene alla salute – sottolinea Roberto Amaddeo presidente Fiepet Confesercenti (esercizi pubblici) e titolare della storica pizzeria “Da Mimmo” - . La pizza può diventare un bene per tutta Italia. L’importante è riconoscere quella vera, che dietro ha una grande storia artigianale. Va sottolineato che è un piatto moderno e completo, in fondo è il primo street food. È il cibo del popolo, ma è anche un piatto elegante e ricercato. Ultimamente è anche oggetto di ricerca dei grandi chef».

«Mangiare la pizza insieme – prosegue Amaddeo, che è anche il “motore” della campagna per portare il marchio Unesco sulle Mura - è sempre un momento di festa. Quando mio padre aprì la pizzeria 60 anni fa i bergamaschi non sapevano ancora cosa fosse. Da allora ha conquistato le nostre tavole, è amata al pari della polenta. A questo punto lancio una proposta, potremmo proporre la pizza Unesco per unire idealmente le due iniziative in corso. Penso magari al “calzone murato”, perché no».

Per aderire alla campagna Unesco è sufficiente recarsi nella sede di via Galli 8, a Bergamo, dove è stato predisposto un apposito registro per la raccolta delle firme.

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