Ecco Gravity Rush 2,  centro di gravità permanente

Ecco Gravity Rush 2,
centro di gravità permanente

Gravity Rush 2 è più grande, più ricco, più bello, più raffinato, forse anche un pochino più noioso nel caso si volesse completare tutte le missioni secondarie (ma ovviamente nessuno vi obbliga). Non c’è che dire, questo 2017 videoludico è cominciato nel migliore dei modi.

Piattaforma: PlayStation 4

Genere: Action-Adventure

Sviluppatore: SIE Japan Studio Project Siren

Produttore/Distributore: Sony Interactive Entertainment

PEGI: 12

Un po’ Peter Pan, un po’ Sailor Moon, ma con una grandissima personalità. Questo è Gravity Rush 2, secondo capitolo dell’esclusiva Sony uscita nel 2012 sulla portatile PlayStation Vita e rimasterizzata l’anno scorso per PlayStatiton 4. Sviluppato dal team nipponico Project Siren (interno a Sony), Gravity Rush 2 è un action-adventure in cui si vestono, ancor una volta, i panni di una bella e simpatica streghetta bionda in grado di manipolare la gravità. Capacità che permette all’eroina, di nome Kat, di volare, anche se in maniera un po’ scomposta. In realtà, infatti, la giovincella non vola realmente ma più precisamente “cade verso il cielo”, come ammetterà lei stessa durante alcuni dialoghi. Il primo capitolo colpì tutti i videogiocatori per via delle sue meccaniche fresche, immediate ed originali. Il secondo capitolo avrà la stessa grinta? Andiamolo a scoprire.

Facendo una metafora culinaria – che va tanto di moda ultimamente – potremmo dire che se il primo capitolo era solo un antipasto Gravity Rush 2 è il menù completo. Nel primo capitolo (pensato per una console portatile, importante precisarlo) il giocatore aveva a disposizione un piccolo mondo da esplorare, ma fondamentalmente era chiamato ad affrontare linearmente una serie di missioni principali, intervallate qua e là da qualche sfida e una manciata di missioni secondarie. Un’avventura bellissima e intensa, ma che si esauriva in poche ore di gioco. In questo secondo capitolo, invece, è tutto molto più grande, ricco, strutturato. A partire dalla narrativa.

In seguito ad una tempesta gravitazionale, Kat e il suo compagno d’avventura Syd (conosciuto nel primo capitolo) si ritrovano sullo sconosciuto villaggio di Banga. Una piccolissima comunità di minatori, capeggiata dalla misteriosa Lisa, costretta a lavorare senza sosta per recuperare più gemme preziose possibili (la “moneta” del mondo di Gravity Rush) per accontentare il potente-prepotente di turno. Un incipit narrativo non particolarmente brillante, anche se ben sceneggiato e recitato, e che andrà poco alla volta a squadernare i conflitti socio-economici che si annidano sotto la bella facciata dell’universo di Gravity Rush 2. Se il primo capitolo si limitava a proporre un plot fantasy e onirico, in questo sequel la fantasia va a braccetto con elementi narrativi più drammatici, come le differenze sociali, la divisione in caste e la sottomissione del popolo da parte di pochi “eletti”. Una trama meno mistery e favolistica, ma più strutturata e capace di assumere, in certi momenti, connotati persino epici.

Come nel primo capitolo, lo scorrere degli eventi viene declinato sotto forma di colorati e ben tratteggiati fumetti che si sposano alla grande con lo stile artistico nipponico del titolo. La presenza di un motore grafico più solido e performante ha inoltre permesso ai ragazzi di Project Siren di erigere una scenografia ancora più spettacolare e surreale. Le città di Gravity Rush 2 (come nel predecessore) sono edificate su enormi massi galleggianti, e queste a loro volta sono suddivise in “quartieri volanti” posti su livelli differenti. Nei panni della bella Regina della Gravità sarà un vero spasso catapultarsi da un località all’altra, godendosi un panorama davvero magico, unico, senza precedenti. La vastità del nuovo mondo di gioco, e quindi la maggior presenza di luoghi ed abitanti, non è fine a se stessa ma ha permesso di dare più spazio all’esplorazione e all’interazione con i passanti.

Gravity Rush 2 non è solo più bello e più grande, ma anche ludicamente più raffinato. Il combat system, uno degli aspetti più interessanti e caratterizzanti, necessitava di un leggero perfezionamento. Ed è proprio quello che hanno fatto gli sviluppatori in questo sequel: animazioni più fluide, nuove mosse, combinazioni, super mosse e poteri e ben due varianti alla gravità, denominate lunare e gioviana, le quali rendono la protagonista rispettivamente più veloce e più forte. In generale il feeling negli scontri è lo stesso del primo capitolo, ma grazie alle novità introdotte si rivela ancora più divertente. Migliorata anche la varietà degli avversari: ora si devono mettere al tappeto anche soldati umani, grossi robottoni e mostri grandi come una città. Non mancano schermaglie su larga scala, anche in compagnia di qualche altro personaggio (non controllabile), che valorizzino al meglio le nuove abilità e la velocità del combat system.

Tutte le funamboliche abilità di Kat possono essere potenziate e migliorate tramite le gemme preziose, che si trovano nei luoghi più difficili da raggiungere come i tetti dei palazzi, sotto le fondamenta dei quartieri volanti oppure all’interno di bozzoli di colore verde che esplodono colpendoli. Un sistema di crescita molto più strutturato e corposo rispetto al passato, alla luce di una campagna più longeva e un mondo vasto e ricco di contenuti. Il potenziamento è poi affiancato da un’altra novità: i talismani, speciali pietre recuperabili estraendole dai minerali oppure ricevute come premio in alcune missioni. Questi talismani vanno equipaggiati all’interno di speciali slot – fino a 3 – e migliorano le abilità di Kat. Un po’ come un vero e proprio gioco di ruolo, questi talismani possono inoltre essere combinati tramite un sistema di crafting. Insomma, è ormai chiaro che con elementi come esplorazione, interazione con i passati e crafting Gravity Rush 2 ha preso una deriva RPG più significativa rispetto al primo capitolo (che di ruolo non aveva nulla, o quasi).

Introdotta anche una piccola componente online-social veicolata dalle fotografie. Soluzione che va di moda ultimamente (vedi Final Fantasy XV). Il giocatore può scattare delle fotografie e condividerle online. Per ogni valutazione alle proprie foto si ricevono poi dei gettoni Dusty che servono per ottenere delle ricompense. Non solo: le foto possono essere scattate anche per aiutare altri giocatori a scovare tesori nascosti o sono alla base di alcune missioni secondarie e principali (da esempio, per localizzare dei punti strategici). Quello della fotografia è un elemento di cui non si sentiva un particolare bisogno, e nonostante possa in qualche modo variare il gameplay non ci ha catturato. Anzi, a nostro modo di vedere è la novità meno coerente con il tipo di gioco e più noiosa. Sempre sul fronte multiplayer c’è la possibilità di gareggiare contro i ghost di altri giocatori nelle sfide. Ma si tratta di ordinaria amministrazione.

Non tutto quello che luccica è però oro, o gemma preziosa. La presenza di un mondo molto più vasto, ricco di contenuti e strutturato ha naturalmente portato ad un’esperienza di gioco meno adrenalinica e veloce rispetto a quella del primo capitolo, soprattutto nella prima fase. Le tantissime missioni secondarie (forse persino troppe) non sono tutte ugualmente entusiasmanti, mentre fortunatamente il ritmo e la freschezza della campagna principale sono immutati rispetto al passato con il valore aggiunto di un livello di sfida leggermente più alto (comunque ancora permissibile) e una trama più epica. Gravity Rush 2 è più grande, più ricco, più bello, più epico, più raffinato, e forse anche un pochino più noioso per chi volesse completare tutte le missioni e attività secondarie (ma nessuno vi obbliga). Non c’è che dire, questo 2017 videoludico è cominciato nel migliore dei modi.

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