Un anno di videogiochi  Top e flop del 2016

Un anno di videogiochi
Top e flop del 2016

Ecco i migliori e peggiori videogiochi rilasciati nel 2016 secondo la nostra redazione. Medaglia d’oro per Titanfall 2. Il peggiore Dino Dini’s Kick Off Revival.

TOP

5.The Witness (PC, PlayStation 4 e Xbox One)

Thekla/Jonathan Blow

The Witness è l’ultimo lavoro del game designer indipendente Jonathan Blow, lo stesso che nel 2009 stupì tutti con il geniale Braid. The Witness è un puzzle game in prima persona (ispirato all’iconico Myst, avventura grafica anni ’90) che getta il giocatore su un’isola deserta dove sarà chiamato a risolvere quasi 700 enigmi. Ogni rompicapo si presenta sotto forma di una serie di cartelloni sui quali sono disegnati schemi labirintici il cui obiettivo è quello di tracciare il percorso che colleghi correttamente il punto di partenza a quello di arrivo. Un puzzle game unico non solo per l’originalità della meccanica e la genialità di certi puzzle, ma anche (e soprattutto) per la particolare atmosfera melanconica e poetica che è riuscito a creare. POESIA LABIRINTICA.

4.Inside (PC, Xbox One)

Playdead

Medaglia di legno per Inside, altro titolo indipendente come The Witness nonché successore spirituale di Limbo, puzzle-platform uscito nel 2010 e molto apprezzato da giocatori e critica. In Inside si vestono i panni di un ragazzino che procede lungo scenari via, via sempre differenti ma accomunati da solitudine e malinconia. Quello di Inside è un mondo in cui gli unici esseri umani presenti vengono controllati come marionette da un’entità superiore di cui (ovviamente) non si conosce praticamente nulla. Una continua allegoria del nostro tempo.

Ludicamente parlando il gioco offre una grande varietà di situazioni con fasi platform, enigmi semplici ma divertenti, fasi action (anche sott’acqua), e sequenze in cui si devono controllare altri personaggi per risolvere dei puzzle ambientali. L’elemento sfida è quasi inesistente, questo perché Inside è soprattutto un viaggio introspettivo ed emozionale. PIACEVOLMENTE INQUIETANTE.

3.Watch Dogs 2 (Xbox One, PlayStation 4 e PC)

Ubisoft

Whatch Dogs 2 si è rivelato una vera e propria sorpresa. In pochi ci avrebbero puntato 2 euro, eppure il nuovo open world a tema hacking firmato Ubisoft è uno dei titoli più interessanti e sorprendenti del 2016.

Questo non solo grazie ad un open world ricco di contenuti, fresco, brioso, divertente e con tante missioni fuori dagli schemi, ma anche – e forse soprattutto – perché si erge a vero e proprio tributo alla cultura nerd. Moltissimi sono infatti gli easter egg e le citazioni di simboli della cultura nerd, come il sempre presente Star Wars, la serie TV Supercar (a cui è dedicata un’intera missione principale), Alien vs Predator, il gioco in scatola Dungeons & Dragons o il videogioco Diablo. Watch Dogs 2 è figlio di questo preciso momento storico, di Google e Facebook e dei nativi digitali. GENERAZIONE GOOGLE.

2.Uncharted 4: Fine di un Ladro (PlayStation 4)

Naughty Dog/Sony Computer Entertainment

The Uncharted 4 è che è il capitolo conclusivo di una delle saghe di avventura più belle ed emozionanti degli ultimi 10 anni. L’ultima epopea nei panni del gagliardo Nathan Drake porta all’ennesima potenza tutte le caratteristiche che hanno fatto la fortuna dei tre capitoli precedenti, a cui si aggiungono una maggior libertà esplorativa e ambientazioni ancora più vaste.

Chi non ha amato (forse due o tre persone in tutto il mondo?) i primi tre capitoli della saga non troverà nulla di diverso in questo Uncharted 4, ma forse va bene così. GRAZIE DI TUTTO, NATE.

1.Titanfall 2 (Xbox One, PlayStation 4 e PC)

Respawn Entertainment/Electronic Arts

A Titanfall 2 va la nostra medaglia d’oro. Il videogioco dei robottoni ottenne buoni consensi già al suo debutto, ma il successo assoluto fu azzoppato dalla formula multiplayer-only.

Come richiesto a gran voce dai fan, il secondo capitolo aggiunge la tanto anelata campagna singolo giocatore, simbolo di un tipo di gaming che ha ancora tantissimo da offrire e che non scomparirà mai. Fortunatamente gli sviluppatori non si sono limitati a realizzare un “contentino” ad uso e consumo dei fan, ma hanno dato vita ad un single player notevole: narrativa non troppo filosofeggiante ma comunque coinvolgente, ritmo serrato, molteplici situazioni, un paio di missioni esaltati e alcune scelte di game design che nessuno si sarebbe mai aspettato di vedere in un gioco come Titanfall 2. SORPRESONA.

FLOP

5.No Man’s Sky (PlayStation 4 e PC)

Hello Games

L’idea era senza dubbio rivoluzionaria: un sandbox che porta il videogiocatore all’interno di una galassia potenzialmente quasi infinita grazie ad una tecnologia di generazione procedurale dei pianeti (un algoritmo di generazione automatica), in grado di dar vita a 18 trilioni di possibili corpi celesti esplorabili, ognuno dotato di un suo clima, flora e fauna, morfologia e civiltà aliene.

Come però in molti temevano, una tale vastità non ha trovato terreno fertile dal punto di vista del gameplay. No Man’s Sky è infatti molto ripetitivo e non particolarmente ricco di contenuti: i pianeti sono praticamente deserti. L’immensità della galassia e la grande (per non dire totale) libertà d’azione possono sembrare inizialmente dei punti di forza, ma per la maggior parte dei giocatori è un limite, soprattutto se non supportato adeguatamente dai contenuti. Un gioco non per tutti, anzi: per pochi. Alcuni recenti aggiornamenti hanno migliorato l’esperienza di gioco introducendo nuove attività che rendono l’esplorazione dei pianeti più stimolante. VERSO L’INFINITO E...BASTA.

4.Gears of War 4 (Xbox One e PC)

The Coalition/ Microsoft

Non sempre brand altisonante è sinonimo di certezza. Gears of War 4 è infatti una delle più grandi delusioni di quest’anno. Una sorpresa in negativo. Un vero passo indietro rispetto all’eccezionale terzo capitolo: lineare, ripetitivo, lento, e con poche varianti alle solite sparatorie.

Sia chiaro: il gioco è un buon sparatutto in terza persona, ma continua a percorrere e ripercorrere il solco tracciato dai predecessori, con preoccupante insistenza. Non solo non propone qualcosa i nuovo, ma è anche privo dello slancio e della grinta che caratterizzava i suoi predecessori. Il tutto sa di già visto, con situazioni prevedibili, scontate. Il multigiocatore è ricco e vario, ma anche in questo caso sono poche le novità sostanziali. DERIVATIVO.

3.Homefront: The Revolution (PC, PlayStation 4 e Xbox One)

Dambuster Studios/Deep Silver

Dopo l’ottimo predecessore ci si aspettava molto da questo Homefront: The Revolution. Nonostante si tratti di un reboot, ancora una volta sarà il conflitto fra Stati Uniti d’America e Corea a fare da sfondo all’avventura del giocatore. Ciò che cambia rispetto al passato, invece, è la struttura di gioco non più lineare ma di tipo open world.

Un universo fantapolitico potenzialmente molto valido, una città ben disegnata e un’ottima grafica non bastano però a fare un ottimo videogioco. Ci vuole anche un’anima. Homefront: The Revolution è caotico, noioso, ripetitivo ma, soprattutto, senza un’identità. CONFUSO.

2.Mafia III (Xbox One, PlayStation 4 e PC)

Hangar 13/2K Games

Annunciato con tutti i crismi del capolavoro e attesissimo dai fan della saga, Mafia III ha preso tutti alla sprovvista. Il motivo? Missioni principali ripetitive e che si ripetono in maniera ciclica, quasi come se fossero un mantra. Fortunatamente l’atmosfera anni ’60 di New Bordeaux (città fittizia ispirata a New Orleans) è ben tratteggiata e restituisce in maniera graffiante una pagina della storia statunitense cupa e troppo spesso dimenticata, ma che merita di essere raccontata. Mafia III invece è meglio dimenticarselo, e in fretta. REPETITA IUVANT

1.Dino Dini’s Kick Off Revival (PlayStation 4, PSVita)

The Digital Lounge/Avanquest Italia

Sembrava uno dei remake più interessanti dell’anno è invece si è rivelato un gigantesco tonfo, uno dei titoli peggiori di questo 2016. Secondo noi, il peggiore in assoluto. Dino Dini’s Kick Off Revival è una mera operazione nostalgia ma che, alla prova dei fatti, non è riuscita a catturare nemmeno i videogiocatori di vecchia data. Stracolmo di bug ed errori, privo di modalità e competizioni, senza fuorigioco e cartellini, nessun replay. Potremmo scrivere un libro con tutto ciò che manca. A volte i remake hanno senso, servono ad “educare” le nuove generazioni di videogiocatori e a ricordare a chi ha qualche anno in più da dove si viene. Una pietra miliare del calcio virtuale come Kick Off si meritava un remake di tutt’altra fattura. Speriamo negli aggiornamenti, anche se ormai il danno è stato fatto. DISASTRO.

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