Zelda: Breath of the Wild  Una fiaba da 10 e lode

Zelda: Breath of the Wild
Una fiaba da 10 e lode

The Legend of Zelda: Breath of the Wild è un’opera tanto affascinante quanto inaspettatamente profonda e complessa nella sua espressione ludica. Nonostante il suo aspetto cartoonesco e a tinte fiabesche, Breath of the Wild è un action RPG esigente e tosto, capace di offrire un tipo di esperienza spontanea, immediata, il più lontano possibile dai rigidi standard contemporanei. In altre parole, The Legend of Zelda: Breath of the Wild è il perfetto punto di incontro fra videogioco e avventura.

Molti videogiocatori sono soliti associare i titoli di casa Nintendo, soprattutto quelli con protagonisti le icone dell’universo nintendiano – Mario e Zelda su tutti – come prodotti esclusivamente dedicati ad un pubblico infantile e preadolescenziale. Sbagliatissimo. E il nuovo The Legend of Zelda: Breath of the Wild ne è la prova in carne e pixel. Non solo perché si tratta di esperienza molto profonda e complessa dal punto di vista del gameplay, ma anche perché – pur appoggiandosi a grafica e narrativa fanciullesche – declina un’avventura epica, totalizzante, capace di tenere incollato allo schermo per giorni e giorni. Un capolavoro quindi? Andiamo a scoprirlo.

Dopo alcuni capitoli più o meno convincenti, infatti, il mondo di Hyrule che si può esplorare in Breath of the Wild è un mosaico vibrante, colorato, ricco di attività, missioni secondarie, personaggi con cui interagire, creature e oggetti misteriosi, tesori da scovare, altopiani da ammirare, mari da attraversare e montagne da scalare. Un open world enorme, ma al tempo stesso non vuoto come altri congeneri ma ricco e assolutamente pieno di vita. E non appena si mette il naso fuori dalla vasca in cui il protagonista Link ha dormito per 100 anni, si capisce subito che l’avventura fiabesca di questo nuovo The Legend of Zelda mette in primo piano l’esplorazione, il viaggio, la strada intesa come esperienza. Ogni volta che si deve raggiungere un luogo, infatti, si deve prima di tutto studiare il percorso giusto, alla stregua di un cartografo professionista. Spostarsi dal punto A al punto B non è un processo scontato e banale come in altri titoli, ma ogni volta – sia piedi che a cavallo – il percorso va ragionato, evitando montagne o tratti pericolosi, valutando nei minimi particolari rischi e opportunità. Rischi come può essere l’elemento climatico. In questo nuovo Zelda infatti anche la temperatura ricopre un ruolo fondamentale, visto che in alcune zone del mondo può essere troppo alta o troppo bassa e quindi il giocatore ha bisogno di particolari accorgimenti per poter proseguire, come acquistare abiti ad hoc o cucinare del cibo rinfrescante o riscaldante. The Legend of Zelda: Breath of the Wild pone dunque l’accento su un tipo di esplorazione survival, come visto ad esempio nel recente Horizon: Zero Dawn (dove in quel caso l’ostilità è rappresentata dalle macchine).

Nulla è lasciato al caso nel nuovo capitolo di The Legend of Zelda. Nemmeno la trama. Anche se, come da tradizione, non siamo di fronte a intrecci particolarmente arzigogolati la tela mitologica dipinta dagli sceneggiatori di Nintendo riesce a dar vita ad un contesto molto stimolante e a tratti persino epico, nonostante il design cartoonesco non lo suggerisca. La tradizione per fortuna non viene stravolta: anche The Legend of Zelda: Breath of the Wild mette il giocatore nei panni del buon, vecchio Link che, risvegliatosi da un sonno centenario, dovrà salvare la dolcissima Principessa Zelda. Questa volta il nemico risponde al nome di Calamità Ganon, essere demoniaco che ciclicamente minaccia il mondo di Hyrule.

Prima di affrontare Ganon il piccolo Link dovrà però affrontare moltissime peripezie e prendere il controllo di quattro colossali guardiani di pietra grazie ai quali potrà eliminare definitivamente la mostruosa minaccia. Per chi è abituato ai giochi di ruolo occidentali, si potrebbe trovare spiazzato giocando a Zelda: non esiste un vero sistema di crescita del personaggio, calcolato, con livelli e punti esperienza e alberi delle abilità. Equipaggiamento e armi ovviamente ci sono, via via sempre più forti, ma si rompono poco dopo il loro utilizzo (quindi è fondamentale tenere da parte le armi buone per i nemici più forti). Quello che invece si trova giocando a Zelda: Breath of the Wild è un ecosistema esperienziale al cui interno il giocatore cresce a livello mentale, impara a muoversi e sopravvivere nel mondo di gioco, fa errori e poi migliora, apprezza il panorama, si ferma e poi riparte, raccoglie oggetti, prepara pozioni. Proprio come nel mondo reale, anche se con un bel pizzico di fantasia in più. Un’esperienza di gioco poco meccanica e molto emozionale.

Nel corso dell’avventura Link può comunque essere potenziato tramite il completamento dei sacrari, piccoli tempietti sotterranei al cui interno si trovano dei puzzle ambientali che, se risolti, concedono al giocatore degli «emblemi del trionfo», con i quali è possibile incrementare la barra della vita (rappresentata dai tradizionali cuoricini) o il vigore, un circolino verde che indica la resistenza durante il nuoto, i salti e la corsa. Entrando nel merito dei sacrari, seppur brevi (ma sono tantissimi!), alcuni sono risultati davvero divertenti, originali e raramente frustranti. Per risolverli è quasi sempre necessario sfruttare alcuni strumenti speciali, forniti praticamente quasi all’inizio del gioco: bombe radiocomandate, un potere per generare pilastri di ghiaccio in presenza di acqua, un potere che permette di calamitare oggetti o mostri di metallo oppure un potere che serve a bloccare meccanismi o oggetti in movimento. Tutte skill che ovviamente potranno essere sfruttate anche fuori dai sacrari, e che donano giocoforza a Link una ampio ventaglio di opportunità belliche e strategiche sul campo di battaglia. A loro volta anche questi strumenti possono essere migliorati riscattando alcuni speciali oggetti denominati «materiali ancestrali», e che si possono recuperare solo eliminando una determinata tipologia di mostri (i guardiani). Un aspetto tipicamente RPG è la meccanica di crafting legata agli oggetti: tutto ciò che il piccolo eroe trova per strada, dalle mele alle ali di pipistrello, può essere combinato per creare pozioni o piatti saporiti con vari effetti che vanno dalla semplice cura alla resistenza al freddo o all’elettricità.

The Legend of Zelda: Breath of the Wild è un’opera tanto affascinante quanto inaspettatamente profonda e complessa nella sua espressione ludica. Nonostante il suo aspetto cartoonesco e a tinte fiabesche, Breath of the Wild è un action RPG (un po’ atipico, ma per noi pur sempre un gioco di ruolo) esigente e tosto, capace di offrire un tipo di esperienza spontanea, immediata, il più lontano possibile dai rigidi standard contemporanei. In altre parole, The Legend of Zelda: Breath of the Wild è il perfetto punto di incontro fra videogioco e avventura.

Piattaforma: Wii U, Nintendo Switch
Genere: action RPG
Sviluppatore: Nintendo EAD
Produttore/Distributore: Nintendo
PEGI: 12

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