Dote scuola per il materiale di studio «Ma per mia figlia così non serve a nulla»

Dote scuola per il materiale di studio
«Ma per mia figlia così non serve a nulla»

La mamma di una ragazza disabile: gli acquisti consentiti sono inadatti a noi. La Regione: sentiremo la famiglia.

Il buono, da 200 euro e caricato sulla tessera sanitaria regionale, permette di acquistare libri di testo (cartacei o digitali) e dotazioni tecnologiche. È la dote scuola: Regione Lombardia ne emette 90 mila all’anno. Nel tempo, tuttavia, i regolamenti sulle tipologie di materiali acquistabili si sono fatti più stringenti. E per qualcuno questo diventa una difficoltà. La segnalazione arriva da Lallio, da Amelia Russo, mamma di Ilenia, una sedicenne con disabilità cognitive. La sua didattica scolastica, all’istituto Mamoli, si basa principalmente su attività organizzate utilizzando materiale di consumo come colla, scotch, penne, matite e pennarelli. Tutti acquisti non compresi nei buoni, che così di fatto per questa famiglia sono inutilizzabili. Di qui la richiesta della mamma, indirizzata direttamente al Pirellone, di poter trovare un’alternativa per utilizzare al meglio il buono di cui la figlia è beneficiaria.

«Dalla risposta che mi è arrivata via mail – spiega Amelia Russo – sembra però che non sia possibile allargare il campo degli oggetti acquistabili: mi è stato consigliato di rivolgermi al Comune di residenza. Voglio però sottolineare che il Comune di Lallio ha sempre fatto tanto per me e per mia figlia, come, ad esempio, anticipare i soldi necessari per il trasporto da casa a scuola (servizio che spetta alla Provincia, ma per il quale sono i Comuni a muoversi in attesa dei rimborsi dell’ente di via Tasso, ndr)». Amelia ci tiene a precisare che «non è una questione economica; non ho alcuna difficoltà ad acquistare il materiale didattico di cui mia figlia necessita, vorrei solo capire come poter utilizzare questi 200 euro».

Per chiarimenti abbiamo contattato l’unità organizzativa del Sistema educativo di Regione Lombardia. «Questo è un caso d’eccezione, direi uno su 90 mila – spiega la responsabile –. Le regole prevedono tipologie ben precise di materiale da acquistare». La porta comunque non è chiusa a un confronto: «Possiamo cercare un’alternativa, contattando la famiglia e successivamente l’istituto che frequenta, per capire le esigenze e provare a costruire un percorso comune».

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