In un libro i ricordi dell’enologo Valentini «Nominai Wojtyla sommelier onorario»

In un libro i ricordi dell’enologo Valentini
«Nominai Wojtyla sommelier onorario»

Nel volume «I Di...vini del marciapiede e Vip - Visti io personalmente» si racconta la storia dei dirigenti delle case vinicole italiane che hanno affiancato i produttori nella conduzione delle cantine decretando l’evoluzione e il successo del vino italiano nel mondo.

Ha avuto l’onore di nominare «sommelier onorario» nientemeno che Giovanni Paolo II. «Era il 1981. Il consiglio nazionale dell’Ais, l’Associazione italiana sommelier, per la consegna dell’onorificenza in Vaticano, delegò me e il presidente Franco Colombani, il quale mi disse: ”Parla tu con il Papa che hai più dimestichezza con la Chiesa”. A me non parve vero, eravamo nella sala Nervi, Giovanni Paolo si fermò davanti a noi e io, commosso per tanta presenza, presi coraggio e mormorai con voce tremante: “Santità, accetta di essere nominato sommelier onorario?”. Il Papa, con il suo accento polacco e la sua voce grave, mi disse: “Ma cosa significa sommelier?”. E io risposi: “Santità, è un termine di origine francese derivante da soma, portatore di vino”. Era giusta la domanda del Papa poiché nel linguaggio delle corti laiche e pontificie gli addetti ai vini erano definiti bottiglieri o coppieri. Feci dono al Papa di una incisione dell’artista Alberico Morena riproducente la Botte dei Canonici di Gubbio, costruita nel 1500 e ritenuta uno dei vasi vinari in legno più grandi del mondo, contenente 387 barili».

Il libro di Angelo Valentini, intitolato «I Di…vini del marciapiede e Vip - Visti io personalmente» è disseminato di tanti episodi come questo e di gustosi aneddoti, che catturano l’attenzione anche del lettore più svogliato o meno interessato alla materia. Il perno è il mondo del vino, dei produttori ma soprattutto degli amministratori e dei dirigenti che – come lui – hanno affiancato i proprietari nella conduzione tecnica e commerciale delle cantine e che, in questi decenni, si sono rivelati i veri artefici dell’evoluzione e del successo del vino italiano nel mondo (dirigenti che lui ironicamente chiama i «di...vini del marciapiede»). Ma Valentini, perugino, classe 1928 e giovanissimo di spirito, animato ancora da tanta curiosità ed entusiasmo per molti aspetti della vita, riesce, grazie ai suoi poliedrici e variegati interessi (che spaziano dall’enogastronomia all’arte, dalla storia alla Chiesa, dall’antiquariato agli orologi) a suscitare interesse e a divertire perché il volumetto non è privo di una lieve e delicata ironia che fa scattare il sorriso.

Non è esattamente un’autobiografia ma Valentini ripercorre con la memoria le tappe del suo lavoro e della sua passione per il mondo del vino, ma, come detto, non si limita a questo, come peraltro si capisce dal suo eclettico curriculum: agronomo, enologo, erborista (con tre lauree in questi campi), enobibliofilo, oxologo (esperto di aceto balsamico), giornalista pubblicista, disegnatore (ama ritrarre i commensali con un pennarello su piccoli fogli di carta, colorandoli con il vino, da cui il nome di «vinarelli»). Tra gli incarichi più prestigiosi ricoperti, quello di amministratore delegato della Fattoria di Artimino a Firenze e di direttore commerciale della Lungarotti.

Così, sulle pagine sfilano personaggi come Luigi Veronelli, Gianni Brera, Gualtiero Marchesi, Vittorio Moretti, Piero Antinori, Angelo Gaja, i fratelli Lunelli, Angelo Paracucchi, Giorgio Lungarotti, Mattia Vezzola, Franco Serio, Marinella Argentieri, Giuseppe Casagrande, incontrati e frequentati durante la sua lunga carriera, tuttora in corso (ha alle spalle qualcosa come 50 edizioni del Vinitaly). Ma anche (e qui passiamo alla seconda parte de libro, Vip - Visti io personalmente) Giovannino Guareschi, Giorgio La Pira, Paolo Panerai, Al Bano, Enzo Bearzot e altri personaggi famosi. Da buon perugino spesso gli capita di citare «il nostro grande Santo Francesco» ma non dimentica i benedettini nati a Norcia tra i quali figurava Francesco Scacchi «che ci ha lasciato testimonianza nel 1622 di come si produce lo spumante, 60 anni prima di un altro benedettino, Dom Pérignon».

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