Lunedì 04 marzo 2013

Parkinson, la DBS
dà veri benefici

Pubblicati sul New England Journal of Medicine i risultati dello studio clinico Earlystim che dimostrano che la terapia con Stimolazione Cerebrale Profonda (DBS - Deep Brain Stimulation) di Medtronic fornisce maggiori benefici per i pazienti con precoci complicazioni delle capacità motorie dovute alla progressione del Parkinson, se confrontati con il solo trattamento farmacologico ottimizzato.

Si è trattato del primo ampio studio multicentrico, randomizzato, controllato, che ha coinvolto e valutato pazienti affetti da Parkinson con complicanze motorie precoci: lo studio EARLYSTIM ha dimostrato che i pazienti trattati con la tecnica di stimolazione cerebrale profonda, in abbinamento al trattamento farmacologico ottimizzato, hanno riportato, a due anni di follow-up, un significativo miglioramento del 26% nella qualità di vita (p=0.002), rispetto ad un peggioramento dell'1% nei pazienti trattati con la terapia farmacologica ottimizzata. Lo studio clinico ha coinvolto 251 persone affette dalla malattia di Parkinson in 17 centri di Germania e Francia, per un periodo totale di due anni.

"Questi risultati segnano una svolta nel modo in cui i pazienti con Parkinson possono essere trattati e provano che la terapia con stimolazione cerebrale profonda può migliorare la qualità di vita dei pazienti anche a uno stadio precoce della malattia, quando compaiono le oscillazioni motorie e le discinesie e nell'impostazione tradizionale ci si affida alla sola terapia farmacologica", ha affermato Alberto Albanese, direttore del Reparto di Neurologia presso l'Istituto Neurologico Carlo Besta di Milano.

"Siamo oggi più sicuri nell'utilizzo della terapia con Stimolazione Cerebrale Profonda a uno stadio più precoce di progressione della malattia, per i pazienti che rientrino nei criteri appropriati di selezione". "Si tratta di una svolta nella gestione del Parkinson. Lo studio dimostra non solo che è sicuro trattare con stimolazione cerebrale profonda pazienti a uno stadio precoce della malattia ma anche che i pazienti ottengono benefici terapeutici rispetto al trattamento con la sola gestione farmacologica. In altre parole - ha concluso Albanese - ciò espande il raggio d'azione terapeutico durante il quale i pazienti possono beneficiare della terapia con stimolazione cerebrale profonda".

Attualmente, la terapia con Stimolazione Cerebrale Profonda è principalmente utilizzata nel trattamento dei pazienti con Parkinson in stadio avanzato, con complicanze motorie invalidanti dovute alla somministrazione di levodopa che non possono essere gestite con la sola terapia farmacologica. I partecipanti dello Studio Earlystim avevano sintomi del Parkinson in media da 7 anni e mezzo, all'incirca 5 anni in meno dei pazienti coinvolti negli studi clinici precedenti, e ciò ha permesso ai ricercatori di testare i benefici della terapia con stimolazione cerebrale profonda in una fase di malattia in cui le oscillazioni motorie e le discinesie sono di recente comparsa e le capacità lavorative e psicosociali sono ancora presenti.

L'anticipazione della terapia con stimolazione cerebrale profonda nei pazienti dello studio Earlystim non ha inciso sui parametri di sicurezza clinici, quali la condizione psicologica o le capacità cognitive; l'incidenza complessiva di eventi avversi non differisce significativamente tra i due gruppi di trattamento (precoce e tardivo). (ITALPRESS).

a.ceresoli

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