Frode fiscale e prestanomi Sarnico, imprenditore ai domiciliari

Frode fiscale e prestanomi
Sarnico, imprenditore ai domiciliari

Nuove indagini della Guardia di Finanza di Sarnico sulle frodi fiscali con «prestanomi» nel settore dell’industria meccanica. A distanza di poco più di un anno dal precedente capitolo giudiziario, il mirino degli investigatori è tornato su un imprenditore di 61 anni, L. R., residente a Sarnico e ora ai domiciliari. La difesa: escluso il pericolo di reiterazione.

Nei primi mesi del 2016 le Fiamme gialle avevano mosso all’imprenditore l’accusa di aver compiuto una frode fiscale utilizzando il padre di 86 anni come prestanome per una società della quale, invece, sarebbe stato lui l’amministratore di fatto. Padre e figlio erano stati denunciati e il gip aveva emesso un provvedimento che aveva portato al sequestro preventivo di beni per circa 400 mila euro. Successivamente – questi i nuovi sviluppi della vicenda – le Fiamme gialle «preso atto che nel frattempo la prima società era stata di fatto sostituita da una seconda, legalmente rappresentata dalla moglie dell’arrestato» hanno eseguito una verifica anche nei confronti di questa nuova azienda, contestando nuove violazioni in materia fiscale e tributaria e chiedendo un nuovo sequestro dei beni già «bloccati». Sempre secondo le Fiamme gialle, nel frattempo l’imprenditore avrebbe aperto anche una terza società, intestata a un figlio. Per l’imprenditore si sono quindi aperte le porte carcere, misura poi rivista dal gip che gli ha concesso i domiciliari. E proprio sulla scarcerazione intervengono gli avvocati difensori dell’imprenditore indagato, Paolo Maestroni e Mauro Moretti: «La decisione del gip di disporre la scarcerazione dell’indagato si fonda in gran parte sulla documentazione prodotta dalla difesa che attesta la regolarità contabile dell’ultima azienda gestita dal figlio, con ciò escludendo il pericolo concreto di reiterazione delle condotte di frode fiscale ritenute dal pubblico ministero a fondamento della richiesta di custodia in carcere».

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Tomasi Antonio scrive: 29-07-2017 - 09:41h
Chissà perché se un poveraccio ruba una mela va in carcere e invece un tizio già denunciato per frode fiscale, quindi per un furto gravissimo perché ruba a tutti noi, se ne va ai domiciliari.... bella giustizia.. in GALERA DEVE ANDARE!!!
Gregorio Zappatini scrive: 29-07-2017 - 02:16h
Una volta che vanno a Roma sti soldi, e' come buttarli via. La corruzione regna sovrana. Per lo meno qui vengono investiti e creano posti di lavoro.