Kristian, 20 anni, pastore
Un mestiere senza tempo

Dall’alpeggio in Val Chiavenna Kristian è arrivato a Varese con 400 pecore. Un mestiere imparato dal nonno che segue ritmi d’altri tempi.

Quando si dice il Dna. Kristian Arrighetti andava ancora all’asilo quando il nonno Cristoforo lo portava con sé nei prati di Bossico e gli insegnava il mestiere del pastore: comandare il cane, conoscere i bisogni delle pecore, impararne il carattere. Anno dopo anno, Kristian cresceva: alle feste organizzate dal gruppo folcloristico del suo paese, radunava un paio di amici e 4 o 5 animali e con loro si piazzava in un fazzoletto di terra, venendo sempre immortalato dalle prime macchine fotografiche digitali dei turisti di città.

Oggi che di anni ne ha 20, le cose non sono cambiate. Certo il numero delle pecore è aumentato, adesso sono circa 400, ma quel mestiere, quel piacere di una vita all’aria aperta e libera fino in fondo, quello stupore suscitato negli osservatori, sono rimasti gli stessi. Arrighetti quest’estate è stato in alpeggio in Val Chiavenna, poi in autunno ha iniziato la lenta transumanza. Qualche giorno fa è arrivato a Varese: nei campi c’è sempre qualcuno che si ferma a parlare con lui. «Quando siamo sulla strada – racconta questo ragazzo dagli occhi limpidi - qualcuno aspetta paziente, altri suonano il clacson. Sai com’è, ognuno ha la sua testa». E non sempre è docile come quella dei suoi agnellini.

Anche la stampa varesina si è occupata di lui: «Tutta questa attenzione fa piacere, e anche un po’ comodo – ammette candidamente – perché qualcuno mi riconosce e mi guarda con simpatia invece che con sospetto. Così è più facile chiedere di poter entrare in un prato con le pecore». Già, perché l’imperativo categorico per un pastore rimane quello di dare ogni giorno il cibo necessario ai propri animali. «La neve è scesa solo una volta e nei campi le pecore riescono ancora a trovare l’erba da brucare. Se proprio arrivasse il brutto tempo, pazienza, andremo a comprare il fieno». Kristian può contare su un angelo custode speciale, la mamma Barbara, morta l’anno scorso. E quando serve, per i lunghi spostamenti, da Bossico lo raggiunge il papà Gianpaolo. Per il lavoro quotidiano, Kristian ha con sé un aiutante rumeno, Giovanni, 19 anni. «Mangiamo tutti i giorni quel che riusciamo a cucinarci sulla roulotte: carne, pasta e formaggio, per lo più. Ma spesso ci compriamo la pizza; quando è festa, andiamo in trattoria». Fedele e insostituibile aiutante è infine Lupin, un incrocio fra un Border collie e un pastore australiano.

Il cellulare, anzi smartphone con la App di Facebook, gli permette di stare in contatto tutti i giorni con la sorella Marica e gli amici rimasti Bossico: «Ma c’è sempre qualcuno che viene a trovarmi, così la nostalgia si sente di meno». A settembre per Santa Eurosia, la protettrice dei pastori copatrona della sua comunità, Kristian ha regalato alla parrocchia una pecora da vendere all’incanto, un’antica e umile forma di carità che viene così preservata. «Macché gabà – aggiunge Kristian descrivendo il proprio lavoro – il pastrano di una volta è troppo pesante e ingombrante, meglio una giacca a vento o un piumino». La discesa continua, Kristian e il suo gregge arriveranno a Olgiate nel comasco, poi il ritorno sempre attento a non invadere le «batide» degli altri pastori, i campi assegnati attraverso un severo codice non scritto in vigore tra i pastori.

«Ecco perché non mi capita mai di passare per Bergamo: non sono mie zone. Tornerò indietro rifacendo lo stesso percorso. Mi piacerebbe passare da Bossico e dalle mie parti, ma non so ancora se ci riuscirò. Di sicuro, in estate sarò di nuovo in alpeggio».

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