IO RESTO

Regia: Michele Aiello

Genere: Documentario

Anno: 2021

Restrizioni: 0

Con: Michele Aiello, Luca Gennari

Io Resto è un documentario scritto e diretto da Michele Aiello, autore e regista veronese di film documentari. La pellicola ci porta dentro la vita dell'ospedale civile di Brescia, una delle strutture più grandi in Europa e che ha registrato un numero di ricoverati tra i più alti al mondo. Io Resto rappresenta un unicum in quanto, per la prima volta, una videocamera è riuscita a portare sul grande schermo il fardello emotivo e la sincerità nei rapporti tra personale sanitario e pazienti, entrambi desiderosi di calore umano in un periodo, quello di pieno lockdown, dove molti di questi sentimenti venivano repressi. Il documentario di Aiello svela quelli che sono stati identificati come “eroi moderni”, mostrando però anche le loro debolezze, i dubbi e le paure di quelle interminabili giornate. NOTE DI REGIA. Il regista ha così spiegato la sua volontà di realizzare un'opera di questo tipo: “Ogni volta che penso a un medico, penso a mia mamma, Silvia, una pediatra inarrestabile e generosa. […] Quando la pandemia ha colpito l’Italia e gli ospedali hanno cominciato a fronteggiare la prima grande ondata di pazienti, ho pensato alle tante Silvie, instancabili lavoratrici che rappresentano un punto di riferimento prezioso per la loro comunità. Da lì è cresciuto il desiderio di raccontare un certo tipo di rapporto nella cura, non solo sanitario ma di sincero trasporto. Per questo motivo non volevo ritrarre il personale sanitario come un eroe impersonale, come montava nella grande narrazione mediatica. Piuttosto, mi interessava cogliere l’essenza di alcuni momenti capaci di raccontare, con piccoli gesti, i grandi dilemmi dell’umanità in un momento storico così importante per tutti. […] Inoltre, volevo intercettare un altro imponente e delicato momento di questa situazione estremamente complessa: l’isolamento dei pazienti. Le uniche persone che possono stare coi pazienti affetti da COVID-19, e confortarli, sono medici e infermieri. Ma questi unici contatti sono possibili solo attraverso le barriere protettive, anche nei momenti più critici, in punto di morte. Questo doppio dramma di morire senza i propri cari attorno, e di dover vedere morire qualcuno in solitudine, doveva essere raccontato”. Conclude Aiello: “Ho cercato di farlo nella maniera più rispettosa possibile”.