La Signora delle Rose

Regia: Pierre Pinaud

Genere: Commedia

Anno: 2020

Con: Catherine Frot, Marie Petiot, Olivia Cote, Vincent Dedienne, Fatsah Bouyahmed, Olivier Breitman, Melan Omerta

Eve è stata per anni la più grande coltivatrice di rose di tutta la Francia, creando innumerevoli qualità di rose inedite. Purtroppo tutto questo appartiene al passato, la sua azienda è in piena crisi, ad un passo dalla chiusura, e la donna sente questa sconfitta professionale come un tradimento della memoria paterna. Eve ha infatti ereditato l’azienda del padre, che ha instillato in lei, fin da bambina, la passione per questi fiori. In un mondo in cui tutto viene fagocitato da chi ha più possibilità economiche, resta poco spazio per una sana concorrenza, anche nella floricultura, e la donna, pur di non piegarsi al potente concorrente, privo di qualsiasi talento, preferisce soccombere. NOTE DI REGIA. La signora delle rose è stato così presentato dal regista Pierre Pinaud: "La signora delle rose è il primo film che ha al suo centro la coltivazione delle rose. Amo i fiori sin da quando ero bambino: avevo circa undici anni quando i miei nonno hanno offerto a me e mio fratello una parte del loro giardino dandoci carta bianca sul da farsi. Avere un pezzo di terra tutto per te da bambino è come un sogno meraviglioso che si avvera! Io e mio fratello abbiamo cominciato subito a immaginare e progettare il nostro giardino ideale, un piccolo Eden da creare a nostro piacimento. Aveva un ingresso, un percorso, una panchina in cui leggere, sognare, riposare o contemplare i fiori, e lungo tutto il percorso una moltitudine di piccole sorprese nella composizione e nella disposizione delle aiuole, prima di arrivare a un grande spazio per far entrare la luce. Credo sia stata quella la mia prima esperienza con le scenografie e la messa in scena! Inconsapevolmente in quel momento è nata la mia passione per i fiori e i giardini, una passione che presto ha cominciato a convivere con il mio secondo grande amore: il cinema. Le due passioni convivono pacificamente perché si nutrono dalla stessa fonte: la ricerca di un'estetica e di una messa in scena [...]“.