BE-TARSIMIE

BE-TARSIMIE

Appuntamento con la mostra «Be-tarsimie» di Cesare Benaglia.

 

La visione dell’artista è insieme lo sguardo autoptico di un medico legale, ma anche quello maieutico di chi collabora al parto di una vita sempre rigenerata  come la natura, premessa e promessa metamorfica che muta per rinascere, vive rivivendo. L’arte come la natura conserva trasformando incessantemente per questo rinasce in tutte le epoche, di continuo, e ogni volta, per sempre.
Il clima che genera le forme percepisce i rapporti intimi e segreti delle cose, coglie corrispondenze e analogie che governano il mondo, sempre pronto ad anticipare inedite assonanze, disposto a leggere nell’illeggibile trama delle forze che reggono un mondo parallelo immaginario tra molteplici prospettive ingannevoli.
Anche al di sotto della zona della definizione e della chiarezza esistono forme, misure, rapporti sottoposti a pressione, disposti a improvvise contaminazioni, tra sporgenze ed incavi, annidate in curve impossibili, tra inflessioni e scarni tracciati incisi con nervosa disseminazione. 
Rendere accessibili nuove esplorazioni allucinatorie tra involucri violati  senza interni né esterni chiaramente definibili in un’unica struttura visiva che si regge sul contrappunto, tra categorie dai confini porosi a partire dai resti di forme. C’è una risonanza ritardata, una vibrazione ormai ferma nel corrispondersi del calco, nello specchio opaco di polveri di forme organiche.  
Sottili membrane, anelli concentrici si fondono tra loro. La bellezza è divenire eccentrico, è coesistenza di piani, non successione di essenze imperturbabili, ma giustapposizione di verità ossidate dal tempo. Un eco spirituale nascosto nell’interno delle cose. 
Ancora scavare mondi dentro mondi, scorticare apparenze dentro il sarcofago della memoria indelebile ma delicata, come una pellicola tatuata da segni che annunciano il volatile trasporto delle secrezioni del mondo. Raccolti nel deposito di ombre della forma, nel riporto dei segni del mondo,  restare soli con il fiuto per qualcosa di nascosto nell’ombra crudele del sottobosco. Solo nel gioco fatale dei numeri cogliere le tracce del respiro del destino di incontri annunciati nelle forme sparse della natura cosparsa di presagi sotto il tappeto di foglie senza nome. C’è l’intuizione di un pensiero vagante lungo il greto del fiume che accoglie i resti di pietre levigate nell’affidarsi allo spirito metamorfico, alla tormentata espressione contorta delle cose, nei risvolti dei misteri orfici, nei disegni anamorfici che rivelano nascondendo il corpo bizzarro della forma sfuggente. 
L’artista è un cercatore di silenzio, perché dove è il piacere è anche la contemplazione del silenzio, tra mucose evocate, memorie della sensualità della natura che attira verso fiori malati: molto prima l’odore che il profumo. La nostalgia del ritorno nei boschi sacri, nei boschi impuri, tra i misteri dell’iniziazione. In un luogo perso del mondo, dove nascosto, tutto ricomincia.

Presentazione di Vittorio Raschetti.
Inaugurazione Sabato 1 Dicembre ore 18.
La mostra rimarrà aperta dall'1 al 29 Dicembre, dal Giovedì al Sabato dalle 16 alle 19.