COPPER, MARBLE, COTTON

COPPER, MARBLE, COTTON

La Galleria Thomas Brambilla è orgogliosa di presentare la mostra collettiva «Copper Marble Cotton», composta dai lavori di tre artisti-colleghi americani: Lynda Benglis, David Novros e Joe Zucker.

 

La mostra esamina la scelta da parte di ciascuno dei suddetti artisti di specifici materiali tradizionali, sia per le loro associazioni culturali che per le peculiari proprietà formali, esplicitandone la ritrovata centralità nel sistema dell’arte contemporanea.

A partire dagli anni Sessanta la critica rivalutò l’importanza dell’elemento materico nella pratica artistica, ponendo l’attenzione sul legame fra materia e contenuto a dispetto della semplice forma. Negli anni Settanta, al contrario, si assistette ad un sempre più maggiore interesse verso i testi scritti ed i documenti pittorici come primari mezzi di espressione artistica, mentre dagli anni Ottanta gli artisti tornarono ad un rinnovato equilibrio fra materia e forma. Dagli anni Novanta, tuttavia, le possibilità offerte dalla tecnologia digitale portarono ad una riduzione esponenziale dell’utilizzo di materiali tradizionali a favore delle nuove tecniche espressive mediali. Al giorno d’oggi, tuttavia, la tendenza sembra essere ulteriormente cambiata e la critica stessa sta sempre più rivalutando il lavoro della generazione di artisti, come Benglis, Novros e Zucker, i quali superarono il periodo minimalista tramite l’utilizzo di formati non convenzionali e il superamento dei limiti delle tecniche creative tradizionali. Gli artisti invitati a partecipare alla mostra, «Copper, Marble, Cotton», si sono così concentrati sul dar risalto alle caratteristiche ed al potere evocativo di materiali tradizionali, come per l’appunto esplicita il titolo: marmo, rame e cotone.

Lynda Benglis per la mostra presenterà in anteprima alcune delle sue nuove sculture marmoree, proseguendo la sperimentazione di questo emblematico materiale attraverso lo sviluppo di nuove ed enigmatiche forme che richiamano i panneggi dell’antiche statue greche e le maestose fontane barocche. La nuova serie dell’artista è composta da sculture colorate in cui le venature e le brillanti sfumature amplificano le capacità materiche e divengono segni biografici e simbolici. In questi nuovi lavori Benglis è riuscita ancora una volta a dar risalto alla matericità delle opere, le quali sono come dei “corpi” fisici, catturati in un preciso gesto e momento, metaforicamente definito dall’artista “the frozen gesture”.

David Novros, per la collettiva, espone invece un lavoro storico in rame facente parte dell’iconica serie dei Coppers ideata nel corso degli anni Ottanta durante il soggiorno nel deserto del New Mexico. In quel particolare momento storico, lo studio di Novros è focalizzato sull'arte dei nativi americani e l’arte tardo-medievale, nelle quali ricercava forme e tipologie primarie peculiari al fine di poterne assimilare il fascino per forme, rilievi, pitture smaltate, materiali e colori pregiati, come l’oro e il rame. Per modificare e plasmare le grandi lastre ramate Novros si avvalse dell’utilizzo dell’esplosivo; accennò delle linee grafiche sulla superfice a cui attaccò le lunghe micce dell’esplosivo, in modo che nel momento della detonazione il risultato sarebbe stata un’esplosione controllata di forme e rigonfiamenti. Successivamente, Novros saldò alle lastre di rame, grandi pentole in rame, utilizzate da minatori e cercatori d’oro delle miniere del New Mexico, ed infine dipinse le “tele” con colori smaltati e brillanti. 

Joe Zucker, uno degli artisti americani più innovativi, ha da sempre sperimentato le svariate capacità materiche del cotone, divenendo difatti la sua tecnica distintiva, tanto da influenzarne anche l’immaginario, come per la serie sulle piantagioni di cotone. Il cotone viene intinto in pigmenti colorati e colle sintetiche per poi essere incollato a forma di batuffolo sulla tela, quasi a ricordare i famosi mosaici ravennati. Le superfici dei lavori di Zucker sono altamente strutturate, trasformando radicalmente la superficie della tela ed eliminandone la piattezza. Per questa nuova serie di lavori presente in mostra, Zucker si è ispirato alla nature morte di Giorgio Morandi; ritroviamo qui dipinte composizioni di bottiglie, senza troppi dettagli o colori ma che nonostante ciò, paiono rivivere sulla tela. Come per Morandi, ciò a cui Zucker è interessato è l’indagine formale e la ricerca di una visione classica della forma.