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Francesca Battello, Paola Di Bello, Florence Henri, Larsen Albedo e Gabriel Stöckli espongono al Luogo_e di via Pignolo.

 

E c’è un piccolo spazio che circonda la e quando si scrive e un piccolo intervallo di tempo quando si parla. Proprio a quel piccolo intervallo, a quel minuscolo spazio, a quella goccia in cui la e galleggia, va la nostra attenzione.

Nel nostro nome, luogo_e, da una parte si lega a ciò che la precede, dall’altra si dona a ciò che potrà seguire. Da una parte è breve e sicura, dall’altra è indefinita e titubante.  È questa esitazione che amiamo nella nostra e; è il suo essere soglia, il suo essere ancella.

Ci piace il suo suono piano, quasi un respiro prolungato, ci piace quando è flebile e ci spaventa un po’ la sua certezza quando si accenta. Ma ancora di più ci piace quando è muta. Quando nei giochi dei bambini, nell’alfabeto muto, è uno svelto accarezzarsi l’occhio e la palpebra, tra il pollice e l’indice. La nostra e è questa carezza. È questa e dell’occhio che ci piace, la e delle cose che lo sguardo scopre.

La prima mostra che inauguriamo – e che ci inaugura – è allora uno sguardo sulle varie declinazioni della e, non verbo accentato, ma congiunzione implicita nella cura di una mostra. Il raccordo di pensieri e forme che si riuniscono in un luogo.

La e di Francesca Battello è una vista sul contemporaneo che ha perso il senso della e, sull’unione delle bandiere che non corrisponde all’unione dei territori.

La e di Paola Di Bello è lo sguardo che non basta, il toccare con le dita che scalfisce la materia e trasforma l’astrazione della mappa in un territorio vissuto con il corpo.

La e di Florence Henri è lo “spazio tra”, lo “spazio per”; è un diaframma, l’intervallo di cui la rappresentazione necessita, la distanza che riesce a colmare o accentuare.

La e di Larsen Albedo non sta nell’alfabeto, non è fra le parole; è piuttosto un glifo, un simbolo: la si può trovare in un’equazione, fra le altre è la e che come + sta fra gli addendi 1 e 1.

La e di Gabriel Stöckli è l’amalgama di definizioni note che si aprono a interpretazioni nuove; ma è anche la convivialità, lo sfiorarsi di bicchieri che brindano al primo incontro.

La non-e di Georges Perec ci insegna che una lettera proibita è vincolo e occasione.