FANTASIE COSTRITTIVE: L'ASPETTO LUDICO DELLA GEOMETRIA

FANTASIE COSTRITTIVE: L'ASPETTO LUDICO DELLA GEOMETRIA

Gino Luggi in mostra a Bergamo con «Fantasie costruttive. L'aspetto ludico della geometria» a cura di Paola Silvia Ubiali.

 

Inaugurazione venerdì 16 dicembre alle ore 18,30 con presentazione di Claudio Cerritelli

Come molti altri artisti della sua generazione, Gino Luggi (Bisenti 1935 – Milano 2015) si affranca rapidamente dall’iniziale formazione di matrice figurativa per indirizzarsi verso una tendenza aniconica, cementata nel 1995 dall’adesione al Movimento Internazionale Madi. Tra i numerosi membri di questo ampio raggruppamento artistico, Luggi è probabilmente quello che più di tutti è riuscito ad interpretarne la vocazione ludica, già proposta come fondamentale nella filosofia del movimento, dal fondatore Carmelo Arden Quin.

L’opera di Luggi infatti si articola sostanzialmente su principi di idea, forma, gioco, luce. Se pensiamo alle idee come a istintive raffigurazioni della mente che, tramite il vissuto e le esperienze, conducono l’individuo alla successiva elaborazione progettuale, ci si rende conto di come esse stiano logicamente alla base di ogni tipo di espressione artistica. Ciò che distingue il lavoro di Luggi (e degli artisti Madi in genere) rispetto a quello di altri che operano entro il perimetro dell’arte non aniconica con qualsiasi mezzo fotografico, pittorico, scultoreo o quant’altro, è il venir meno del concetto di riproduzione o interpretazione delle cose del mondo, in quanto nulla, di ciò che ci circonda, è in questi lavori, neppur lontanamente riconoscibile.

Come ben ne scrive Claudio Cerritelli nel 2016: “Si tratta di strutture aperte che aleggiano evocando energie che si proiettano lontano dal senso di stabilità rassicurante, per sprigionare magnetismi tra spazi circoscritti e forze cosmiche traiettorie che captano mondi sconosciuti, vibrazioni collegate a luoghi ignoti, dimensioni imponderabili del visibile”.

Non si tratta quindi del completamento decorativo di una superficie, sia essa parete, tela, tavola, foglio; nel lavoro di Luggi infatti il supporto non può essere separato dall’opera stessa in quanto manca la presenza di un gesto che vada a sovrapporsi a un qualcosa. Alla base della filosofia del Movimento Madi vi è l’assunto che l’opera d’arte debba essere un “oggetto” indipendente, con una valenza in sé, che rappresenti il puro “prodotto” dell’intelletto e delle capacità immaginative dell’artista. Un oggetto che non abbia alcuna utilità funzionale, come potrebbe essere un’opera di design, ma porti invece una sua utilità intellettualistica e, che come ogni opera d’arte degna di questo nome, possa elevare spiritualmente il fruitore, affrancandolo, anche solo temporaneamente, dalle contingenze della vita quotidiana. L’opera di Luggi, originale interprete del pensiero Madi, a suo modo lo permette, sia tramite il gioco di superfici che invitano al tatto e di forme che guidano la percezione, sia attraverso fluorescenze, ombre e trasparenze che provocando curiosità, liberano la fantasia e stimolano la sfera ludica dell’individuo, importantissima a qualunque età.

La mostra si divide in due sezioni: nella prima sono presentati alcuni lavori scelti del periodo pre-Madi a partire dagli anni Sessanta; mentre la seconda approfondisce l’attività di Luggi all’interno del Movimento, e cioè dagli anni Novanta agli anni Duemila.