L'ANGELO E LA VERGINE

L'ANGELO E LA VERGINE

La mostra «L'Angelo e la Vergine, breve storia dell'iconografia dell'Annunciazione» alla Galleria Ceribelli di Bergamo.

 

La Galleria presenta una raccolta di circa 50 fogli di grafica antica su questo tema. Il testo, nel catalogo che accompagna la mostra, vuole identificare e sottolineare le modalità con cui i grandi artisti del passato hanno usato certi simboli che poi sono stati universalmente accettati e associati alla rappresentazione dell’Annunciazione, sia per quanto riguarda Maria, che per il suo visitatore celeste.

La mostra contiene anche un gruppo di monotipi e quadri di Lino Mannocci, autore del testo, e una grande scultura di Giuliano Giuliani, anch'essa dedicata all'Annunciazione. Scrive Mannocci, "..in questo testo cerco anche di riflettere sulla mia attrazione per questo tema che oramai mi accompagna da decenni e che secondo San Crisostomo (c. 347- 407) rappresenta il matrimonio ideale tra Dio e l’umanità."

L'evento dell'Annunciazione è descritto nel vangelo di Luca (1:26,38) in maniera essenziale, e allora Mannocci si domanda, "Quali sono quindi le origini iconografiche delle ambientazioni, e tutti gli elementi della scena a cui ci hanno abituato le tante immagini elaborate dagli artisti del passato? La stanza da letto, il letto stesso, la finestra, il giardino (Hortus conclusus), il caduceo, il rotolo di pergamena, i gigli, la colomba, il leggìo, il velo, la borsa, il cesto da ricamo e il gatto?

Ecco che tramite le immagini raccolte in questa ambiziosa mostra seguiamo un percorso che ci racconta le origini di molti di questi simboli.

A proposito dell'Angelo leggiamo: «C’è un forte contrasto tra le fantasiose descrizioni medioevali e il modo più terreno in cui venivano dipinti gli angeli. Tradizionalmente i pittori hanno rappresentato Gabriele, “l’uomo vestito di lino” della Bibbia, con un aspetto giovanile e un corpo agile e gradevole. Lo hanno sempre vestito con eleganza, con bianche tuniche ondeggianti, specialmente durante e dopo il Rinascimento».

Dal Nuovo Testamento impariamo molto poco sulla Vergine di Nazareth, dato che Maria parla solo quattro volte e brevemente. La maggior parte di ciò che sappiamo di lei viene dal Papiro Bodmer (il testo più antico sulla vita della Vergine) e altri testi apocrifi. E quindi il testo si chiede: «Che aspetto aveva Maria? Sembrerebbe una questione secondaria, date le infinite dispute circa la sua natura spirituale, ma per un pittore questo era un aspetto primario. Sant’Agostino (354-430) dice che “non sappiamo com’era il volto della Vergine”, ma molti fecero supposizioni sul suo aspetto».

Le xilografie colorate del quattrocento, quella di Durer, la magnifica acquaforte di Federico Barrocci e tante altre immagini accompagnano e avvicinano il visitatore al mistero dell'incarnazione: «Il concepimento della Vergine è un baluardo della dottrina cristiana. La metafora di Sant’Agostino che evocò la luce che passa attraverso il vetro senza romperlo fu usata dal clero, e dai pittori, per spiegare ai fedeli come un bambino fosse entrato nel grembo di Maria senza perforare il suo imene».

Il catalogo della mostra contiene anche un saggio di Vittorio Sgarbi sulle Annunciazioni di Lino Mannocci e uno di Pierluigi Lia sulla scultura di Giuliano Giuliani.