LAVORI IN CORSO

LAVORI IN CORSO

Appuntamento con la mostra fotografica «Lavori in corso».

 

Riprende la programmazione della galleria fotografica Quarenghicinquanta con «Lavori in corso» di Edoardo Conte.

È un’incursione nel retrobottega di un grande artista. Un luogo dove il suo lavoro, come quello dell’artigiano, spesso è protetto da avvisi che ne vietano l’ingresso ai non addetti. Edoardo Conte ha varcato quella soglia e indagato per un quarto di secolo i segreti e le fatiche di Mario Benedetti, registrandone i gesti e la ritualità del fare come naturale conseguenza del suo concepire. Ne ottiene una narrazione evolutiva sia della sua creatività, sia del progresso tecnologico di produzione e incisione dell’immagine, il tutto raccontato senza rigore, da scorrere come le pagine di una rivista. 

 

Così Edoardo Conte racconta il suo lavoro. “Non so se essere stati preposti dal destino a creatività compulsiva è stata un’opportunità o una calamità. Ad ogni modo una delle conseguenze piacevolmente autoinflittomi è stata di vivere assediato da una quantità di contenitori di stimoli e idee accatastati in modo più o meno ordinato che si sovrappongono a tutti gli altri ovvero a quelli del mio lavoro “vero”. Schizzi, fotografie, ritagli d’articoli, libri, prototipi, simulacri, loghi, meccanica ed elettrotecnica, grafic designer e audio video. Insomma uno spazio ingombro d’intenzioni, di modelli, d’archetipi, di spunti, d’intuizioni, di progetti da realizzare, da lasciare dormienti o da dimenticare. E stato tirando uno di quei cassetti che sono emerse le esplorazioni fotografiche scattate sul lavoro di Mario Benedetti. A volte sorpreso a volte indagato nel suo lavoro di retrobottega, scrutato senza un vero motivo se non la viva curiosità di scoprire un’attività affascinante. Esse giacevano stratificate l’una sull’altra cronologicamente, testimoniando una storia di oltre un quarto di secolo di esplorazioni e collaborazioni. Visioni sedimentate come ere geologiche che denunciavano anche l’evoluzione della tecnologia nella registrazione delle immagini. Dalle ultime realizzate nei DVD con le clip video, poi i Compact Disc delle fotografie digitali ad alta definizione. Più sotto i floppy disk con le prime immagini digitali. Ancora più sotto delle scatoline arancioni con le diapositive. E ancora cilindri ermetici con negativi a colori lasciati in banda e infine sotto a tutto, gli storici negativi in bianco e nero tagliati diligentemente a sei fotogrammi e infilati nelle lunghe taschine delle pagine di raccoglitori in carta velina. Alcuni anche stampati a contatto per averne dei provini, come si faceva non molto tempo fa, ma ormai già in un’altra epoca.

Per un architetto fare l’artista e per un artista fare l’architetto è sempre stato per entrambi un desiderio inconfessabile, ma c’è qualcosa di meglio di una semplice invasione i campo: la sinergia. Questa condizione di grazia ottenuta a volte dibattendosi fra economie e committenza, è stata possibile e speriamo che in quei momenti si sia realizzato qualcosa che oltre a valer solo un racconto, ma valga anche per ciò che hanno lasciato. Però fossero state anche solo storie, erano “storie” che non meritavano d’essere dimenticate in un cassetto, dovevano essere raccontate. La mia proposta a Dario Guerini e Mario Cresci ha suscitato il loro interesse e hanno reso possibile questa narrazione al pubblico. Ciò che è stato selezionato è stato digitalizzato riducendosi a solo una porzione di memoria di una piccola chiave USB di qualche millimetro cubo lasciandomi affascinato e un po’ sgomento. Poi il tutto è finito tramite moderni plotter su fogli di Forex come pagine di una rivista da sfogliare o su gli ormai quotidiani monitor, nella speranza di raccontarvi un po’ di quel fascino del fare. Le opere di un artista sono esposte al pubblico nelle gallerie, nei musei, le sue sculture a volte anche nei cortili o nelle piazze, esse appaiono così come l’autore le voleva. Sono opere compiute che comunicano emozioni, messaggi, ironie. Ma quanto lavoro maturato, ripreso, sperimentato nascondono fra i loro chiari e scuri, quanto nei solchi della loro plasticità? Noi fruitori curiosi possiamo solo immaginarlo. Purtroppo questo lavoro resterà sconosciuto e nel tempo quasi sempre dimenticato a favore del ricercato componimento finito. Eppure è in quel lavoro che l’opera è stata partorita, ha conquistato il suo diritto a esistere, fra intenzioni, scoperte, precisazioni, ripensamenti, riprese, fatiche e rinunce. In questa mostra c’è un po’ del lavoro di un artista che ho indagato con interesse per decenni e che ho sentito il desiderio di fermare, testimoniare perché quella manualità rimanga più a lungo nei ricordi. Un lavoro capace di dare “storia e voce” alle carte, ai cementi, alle tele e ai piombi dalla loro presenza silenziosa. Una mostra che racconta alcune brevi storie nel tentativo di far conoscere quanti misteri si nascondono in un atelier d’artista e come agisce un artefice del saper fare. Indurre sensazioni di profumi e odori, rumori e silenzi, come si trasforma la materia e di come prendono forma le immagini. L’ordine e il disordine, le materie prime selezionate o gli scarti ancora da riutilizzare,  gli attrezzi allineati, i fogli ancora bianchi. E poi pennelli, i colori, le vernici, gli acidi, gl’inchiostri, gli ossidi, i reagenti e ancora mazzuoli, colle, lame, stracci, forbici, lime, bitume, carboncini, seghe, bulini e tarlatane. E inquietanti macchine nere capaci di stritolare immagini. Lavoro e ancora lavoro affinché il prodotto finale fuori a lì, esibito al pubblico possa mostrarsi straordinario e brillare d’orgoglio”.

L’inaugurazione avverrà sabato 17 novembre alle ore 18:30 alla presenza dell’autore e di Mario Benedetti, intervistati dalla critica Stefania Burnelli. 
L’esposizione sarà visitabile dal giovedì al sabato nel periodo 22 novembre - 1 dicembre 2018 con i seguenti orari di apertura: giovedì e venerdì 15:30 - 19, sabato 10:30 - 12:30 e 15:30 - 19. 
Ingresso Libero.