RAFFAELLO - ANTEPRIMA

RAFFAELLO - ANTEPRIMA

In attesa della grande mostra dedicata a Raffaello, in Carrara da fine gennaio, ecco un'interessante anteprima. 

 

In un percorso di avvicinamento verso Raffaello e l’eco del mito, la grande mostra protagonista a Bergamo da fine gennaio a maggio 2018, il prestito de Il Cristo Redentore benedicente (circa 1505) del maestro urbinate, appartenente alla collezione della Pinacoteca Tosio Martinengo di Brescia, sarà visibile in Accademia Carrara fino al 26 gennaio 2018 a fianco del San Sebastiano, capolavoro del museo bergamasco.

Il confronto nel percorso espositivo della Carrara del Cristo Tosio e del San Sebastiano Lochis, misura la grandezza di Raffaello sin dagli anni della giovinezza. E proprio il complesso tema delle sue origini culturali sarà al centro della prossima mostra di Accademia Carrara, Raffaello e l’eco del mito, da gennaio 2018, di cui l’accostamento delle due opere costituisce un’anteprima. I capolavori, dipinti tra il 1502 e il 1505, dimostrano quanto fosse ricco e articolato l'orizzonte culturale del giovane Raffaello, artista capace di una sorprendente evoluzione tecnica e creativa.

La piccola tavola Tosio appartiene all’attività giovanile del maestro urbinate e la si considera eseguita intorno al 1505. Destinata alla devozione privata, rappresenta Cristo Redentore benedicente in primissimo piano sullo sfondo di un paesaggio. Permea l’immagine una cultura complessa, di cui Raffaello si era impadronito nella città natale, segnata da altissime presenze, sia in pittura con Piero della Francesca e Melozzo da Forlì sia in architettura con Alberti, Laurana, Bramante.

Il giovane Raffaello seppe far tesoro del sapere della cultura feltresca e il Cristo di Brescia ne dà conto. Il torso nudo, che emerge dal manto rosso con l’evidenza dei segni della passione, lascia trapelare la memoria della pittura di Giovanni Santi, negli affreschi della cappella Tiranni a Cagli.

La resa espressiva del volto e la leggera torsione del corpo di Cristo rivelano tuttavia la rapida progressione delle conquiste di Raffaello. La linea mediana dell’orizzonte paesaggistico lascia che la figura esprima pienamente una spazialità nuova che presuppone la conoscenza della statuaria classica. La sottigliezza e l’accuratezza nella stesura pittorica, che evidenzia ogni dettaglio del volto al quale viene riservata una procedura a tratteggio in modo affine all’arte della miniatura - di cui la biblioteca di Federico da Montefeltro vantava sommi esemplari - impreziosisce l’opera che riesce a trovare un rapporto armonico tra la fisicità della figura, inondata di luce, e la quieta atmosfera del paesaggio sullo sfondo.

Il dipinto fu acquistato dal collezionista Paolo Tosio (1775 -1842) a Milano con la mediazione di Teodoro Lechi, che a sua volta aveva fatto da tramite con i marchesi Mosca di Pesaro, proprietari dell’opera dal 1770. L’ingresso nella collezione bresciana avvenne nel 1821.