Mondo
La Francia in piazza ma non è populismo

La Francia in piazza
ma non è populismo

La protesta dei «gilet gialli», che hanno fermato mezza Francia con oltre 2 mila stradali e a Parigi hanno portato il corteo a poche decine di metri dall’Eliseo per protestare contro l’aumento dei prezzi dei carburanti, verrà presto etichettata come un fenomeno di destra. Ben che vada come una delle …

La Francia in piazza
ma non è populismo

La protesta dei «gilet gialli», che hanno fermato mezza Francia con oltre 2 mila stradali e a Parigi hanno portato il corteo a poche decine di metri dall’Eliseo per protestare contro l’aumento dei prezzi dei carburanti, verrà presto etichettata come un fenomeno di destra. Ben che vada come una delle espressioni del tanto esecrato populismo, il male politico del secolo. D’altra parte arrabbiarsi per i costi del trasporto non pare nobile come, per dire, manifestare contro il razzismo. Così facendo butteremo alle ortiche non solo il messaggio inviato per direttissima a Emmanuel Macron ma anche quello, più profondo, su cui tutti dovremmo meditare. Per capire meglio bisogna risalire all’origine del fenomeno. Che sta in una telefonata tra due camionisti, Bruno Lefevre ed Eric Drouet, che vivono nel dipartimento di Seine-et-Marne. Lefevre ha così ricostruito: «Ci dicevamo che eravamo stufi di pagare tante tasse e vedere il prezzo dei carburanti aumentare. Noi non abitiamo in città, dove viviamo noi i trasporti pubblici sono quasi inesistenti. Il panificio più vicino è a 5 chilometri dalla mia casa, sono obbligato a usare l’automobile». È il 10 ottobre.

Successivo